Penalisti ad Alfano: Incontro urgente su riforma
«E' un'esigenza democratica, no a scorciatoia per sistemare vicende»
ROMA - La riforma della giustizia dovrebbe essere discussa in una «sessione straordinaria dei lavori parlamentari, senza legarla ai calcoli del contingente ma sfidando tutte le forze politiche a mettere in campo una visione autonoma, e non condizionata dagli interdetti della magistratura». In vista della messa a punto da parte del governo del progetto costituzionale di riforma della giustizia, l'Unione delle Camere penali chiede un incontro urgente con il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, per sottoporre il proprio «testo organico e completo scaturito dallo studio congiunto di avvocati e docenti di chiara fama».
«E' un articolato che si ispira al principio della terzietà del giudice - spiegano i penalisti in una nota - e garantisce autonomia di statuto e inquadramento all'interno della magistratura per il pubblico ministero, che non viene attratto nella sfera dell'esecutivo. E' una proposta che solo le forze della conservazione, presenti in ogni settore dello schieramento politico che hanno come punta di lancia il sindacato dei magistrati, possono osteggiare».
L'Ucpi, che sulle riforme ha approvato ieri un corposo documento, invita tutti ad abbandonare «i toni grossolani della propaganda politica dimostrando che questa riforma è una esigenza democratica del sistema e non una scorciatoia per sistemare determinate vicende giudiziarie». Già, perché il semplice annuncio «è stato subito letto, da parte di entrambi gli schieramenti politici, quale risposta strumentale alle vicende giudiziarie del Presidente del consiglio. Mentre dalle file della maggioranza la riforma è stata agitata come una clava nei confronti della magistratura, da parte della opposizione, persino da chi in passato aveva condiviso la necessità della affermazione del principio di terzietà, il riflesso pavloviano è stato quello di sbarrare subito la strada persino alla discussione».
«L'avvocatura penale - avverte l'Ucpi - non intende assistere impotente a questa guerra che ha responsabili da entrambe le parti e chiede e pretende che il tema sia affrontato con la serietà che la sua stessa importanza reclama. Se il sistema politico nel suo complesso non saprà affrontare la questione con responsabilità e coraggio, sarà l'avvocatura penale a denunciare ai cittadini la responsabilità di questo ennesimo fallimento e a battersi con tutte le forze, utilizzando gli strumenti di protesta che la legge mette a disposizione, per modificare un assetto che continua a lasciare sul campo, ogni giorno, quale prima vittima, la qualità della giurisdizione».