Fini: Non auspico più spese, ma accogliere i disperati
Il Presidente della Camera: «Siamo tornati ad essere un paese di frontiera»
BOLOGNA - L'Italia non deve spendere dei soldi in più per accogliere gli stranieri nel proprio paese, soprattutto nel momento in cui è difficile far tornare i conti economici, ma «non possiamo nemmeno dire che abbiamo troppi debiti e non possiamo accogliere chi ha bisogno». L'Italia, secondo il presidente della Camera Gianfranco Fini, è tornata «ad essere un paese di frontiera» e davanti allo sbarco dei clandestini deve stare attenta a «non cadere nella tentazione e nell'errore che ha causato le persecuzioni del secolo scorso».
Dialogando con gli studenti di due istituti superiori a San Giovanni in Persiceto, in occasione delle celebrazioni per il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia, Fini è tornato a parlare sull'accoglienza dei clandestini mettendo in evidenza l'importanza di recuperare alcuni «valori da cui una comunità non può prescindere». «Se arriva un disperato che ha bisogno di essere curato - si chiede - che fai? Prima lo curi e poi eventualmente lo rimandi al suo paese se non ha il permesso di soggiorno. Attenzione a non cadere nella tentazione e nell'errore che hanno causato persecuzioni nel secolo scorso». «L'antidoto», secondo la terza carica dello Stato, deve essere «il rispetto della dignità delle persone a prescindere dal colore della pelle o dal credo religioso».
«Non auspico che l'Italia spenda di più di quello che già spende, non ce lo possiamo permettere - aggiunge Fini -. Ma attenzione che non possiamo dire di avere troppi debiti e non accogliere». «Il conflitto nel mondo non è più quello dei nostri padri o dei nostri nonni - spiega - ma un conflitto tra nord e sud, tra la parte ricca del mondo e il resto, coloro che oggi hanno il problema di un pugno di riso. Noi siamo tornati ad essere la frontiera. L'Italia non può fare tutto da sola ma guai se si affermasse la logica delle 'chi se ne frega'. Dobbiamo inevitabilmente agire in una logica comune, unitaria, per intervenire a favore dei popoli».