29 ottobre 2020
Aggiornato 23:30
Giustizia

Bongiorno: tensioni ostacolano riforma? Alibi da Alfano

Lo afferna la presidente della commissione Giustizia della Camera: «Basta misurare il tempo usato per fronteggiare i casi personali»

ROMA - «Affermare che la riforma della giustizia è stata ostacolata da tensioni politiche mi sembra un alibi non degno del ministro Alfano, un uomo che stimo». Lo afferma la presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, replicando alle parole del Guardasigilli nella relazione pronunciata in Senato. «Per smentire questa affermazione - aggiunge - basterebbe misurare il tempo che il Parlamento ha dovuto dedicare a leggi che non miravano affatto a una riforma del sistema, ma a fronteggiare situazioni circoscritte che non interessavano la collettività».

PENDENZE CIVILI - «Prendo atto - prosegue l'esponente finiana - del dato relativo alla riduzione delle pendenze civili, anche se - posto che con sempre maggior frequenza esso dipende in realtà dall'abbandono delle azioni stesse - sarebbe utile verificarne la genesi; non si può infatti escludere che tale abbandono derivi da una crescente sfiducia del cittadino nei confronti della giustizia».
A questo proposito, per Bongiorno «sono significativi i dati diffusi dalla Banca mondiale nel rapporto Doing business 2011, nella parte dedicata alla giustizia civile e alle procedure per dare attuazione ai contratti: secondo gli indicatori della Banca mondiale, che tengono conto anche della lunghezza dei processi civili e dei relativi costi, l'Italia figura al 157° posto su 183 paesi».