30 marzo 2020
Aggiornato 07:00
Parla il pentito numero uno

«L'Ndrangheta uccise Versace per i suoi debiti»

Sono le dichiarazioni di Giuseppe Di Bella: la mafia calabrese «gestiva l'imprenditoria di Milano»

ROMA - Nel 1997 Gianni Versace è stato ucciso per alcuni debiti con la 'ndrangheta: la criminalità organizzata calabrese lo aveva in pugno, forniva droga alla famiglia dello stilista e aveva rapporti un pò con tutti gli imprenditori locali di Milano. Sono le dichiarazioni di Giuseppe Di Bella, definito il 'Buscetta della 'ndrangheta', il pentito numero uno dell'organizzazione criminale calabrese, del quale Striscia la Notizia propone l'audio di un'intervista realizzata dallo scrittore Gianluigi Nuzzi.

Secondo Di Bella la famiglia Versace aveva stretti rapporti con la criminalità organizzata calabrese, in particolare con Paolo De Stefano (il patriarca dell'organizzazione): «Rapporti di amicizia, di aiuti reciproci e finanziari, prestavano i soldi un pò a tutti. De Stefano mi ha detto che, in sostanza, lui aveva Gianni Versace nelle mani: lo gestivano sotto il profilo economico. Loro ce l'avevano in pugno, questo lo so per certo. Avere in pugno, significa fare tutto ciò che uno vuole: questo è un dato certo che non ho mai detto perché nessuno me lo ha mai chiesto». Sempre secondo il teste, poi, «Coco Trovato, che rappresentava la famiglia De Stefano a Milano, forniva la droga alla famiglia Versace».

Sostieni DiariodelWeb.it

Caro lettore, se apprezzi il nostro lavoro e se ci segui tutti i giorni, ti chiediamo un piccolo contributo per supportarci in questo momento straordinario. Grazie!

PayPal