23 febbraio 2020
Aggiornato 11:30
Abruzzo

Mamma orsa e i suoi cuccioli inseguiti da automobilista

Indegna spettacolarizzazione del terrore di una madre. LAV: «Chiediamo alla polizia stradale di valutare eventuali violazioni al codice della strada»

ROMA - La LAV ha inviato una segnalazione alla Polstrada affinché valuti le evidenze che emergono dal filmato amatoriale che ritrae un’orsa con i suoi tre piccoli, in fuga da una macchina che li puntava con i fari abbaglianti, girato nel Parco Nazionale d’Abruzzo.
Le immagini, diffuse da telegiornali e trasmissioni a diffusione nazionale, hanno mostrato a moltissimi spettatori il dramma di una madre assediata, terrorizzata, alla spasmodica ricerca di una via di fuga da una macchina rombante che la illuminava prepotentemente come fosse giorno. Una minaccia non codificata né dall’istinto né dall’apprendimento di mamma orsa e per questo ancora più terrorizzante.

LAV - «Il comportamento dell’automobilista che conduceva l’auto dalla quale sono state effettuate le riprese potrebbe configurare la violazione del Codice della strada – ha commentato Massimo Vitturi, responsabile LAV Caccia e fauna – soprattutto considerando che avrebbe potuto sopraggiungere un’auto nel senso di marcia opposto, che si sarebbe trovata davanti gli animali, con enormi rischi per la proprio incolumità, oltre che per quella degli orsi».
Fortunatamente l’episodio non ha comportato conseguenze per nessuno. Di diverso tenore sarebbero stati i commenti se mamma orsa, in preda al panico, senza alcuna via di fuga, si fosse avventata contro la vettura che, in quel momento, rappresentava un gravissimo pericolo per sé stessa e, soprattutto, per i suoi cuccioli.

GIORNALISMO «INSENSIBILE» - Oltre ai due scellerati automobilisti che hanno effettuato le riprese, però, i commenti di alcuni dei giornalisti televisivi che hanno lanciato il servizio, si sono dimostrati del tutto insensibili: il drammatico filmato è stato all’unanimità presentato come un simpatico momento di svago per noi umani, un’occhiata dal buco della serratura sulla vita degli animali selvatici, un «grande fratello» che non getta il suo sguardo morboso su persone maggiorenni e consapevoli di ciò che stanno facendo e perché, ma su quattro animali selvatici terrorizzati.
«Non c’è stato un solo commento di comprensione per quella mamma in preda al panico, nessuno che empaticamente riuscisse a capire i sentimenti di quell’orsa – conclude Vitturi – E’ inaccettabile che i media continuino a proporre un’immagine così distorta degli animali, rappresentati come oggetti al nostro servizio, dimenticando che sentimenti quali la paura, il panico, l’amore per i propri figli non sono esclusivi della specie umana».