12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
La crisi nella maggioranza

«Fini vuole farmi fuori». E Berlusconi gioca sulla ruota «Senato»

Il Premier pensa a Senatori nel Governo per blindare palazzo Madama. Obiettivo della «strategia» dunque è per lo meno quello di guadagnare tempo fino a dicembre

SEOUL - Quanta fretta di tornare a Roma. In poco più di 24 ore, Silvio Berlusconi, archivia un G20 che si sarebbe volentieri evitato e si lascia alle spalle Seoul con tutte le domande sulla quasi-crisi di governo che inevitabilmente i giornalisti gli avrebbero rivolto se solo avessero potuto. E invece niente: per il premier non vale la pena correre il rischio di una conferenza stampa nemmeno per raccontare degli incontri avuti a margine del summit con gli altri leader europei o con Erdogan e Medveded. D'altra parte da quando Gianfranco Fini ha lanciato l'ultimatum di Bastia Umbra, ufficialmente il Cavaliere tace.
E cerca una via d'uscita che gli consenta di far andare avanti la legislatura per quanto possibile, ovviamente sotto la sua guida. Perché è questa la premessa di tutto: rimanere a palazzo Chigi. Non solo perché «così hanno voluto gli italiani con il loro voto». Il Cavaliere è convinto che l'unico obiettivo del presidente della Camera sia quello di indebolirlo per poi farlo cadere e lasciarlo in pasto alle procure. «Vuole solo farmi fuori» si è sfogato più di una volta.

Così, fallito il tentativo di mediazione della Lega, il Cavaliere ha disegnato con i vertici del Pdl una strategia. Non di lunga durata, è vero, ma comunque una strategia di risposta. E' il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, a esplicitarla: dopo la Finanziaria ci sarà una verifica in Parlamento e lì si capirà, dice, se «si andrà avanti» o se «l'unico sbocco democraticamente possibile è tornare davanti al popolo sovrano». Ma la 'conta' si farà prima al Senato e poi a Montecitorio: e infatti il Pdl ha annunciato per primo che presenterà nella Camera alta una mozione a sostegno dell'azione dell'Esecutivo.

Il premier spera di incassare a palazzo Madama una maggioranza da giocare come carta 'anti governo tecnico' al Quirinale, anche a fronte di una pressoché certa caduta alla Camera. Ma visto che non si può dare per scontata la fedeltà di nessuno, il presidente del Consiglio starebbe pensando di affidare proprio a dei senatori le poltrone governative che Fli lascerà libere quando sarà ritirata la sua delegazione. D'altra parte è lì che, secondo i boatos, si stanno risvegliando appetiti come, per esempio, quelli di Lamberto Dini o Beppe Pisanu. Una mossa che però qualcuno sconsiglia al premier visto che ci sono altre caselle governative rimaste vuote e ancora da riempire e tali aggiustamenti potrebbero somigliare troppo a un rimpastino.

Obiettivo della «strategia» dunque è per lo meno quello di guadagnare tempo fino a dicembre, in modo da riuscire ad approvare anche quei decreti del federalismo tanto cari alla Lega. Anche se, soprattutto tra i ministri annoverabili tra le colombe, c'è ancora chi non esclude che, di fronte a siffatta situazione e pur di evitare le urne, si possa riaprire qualche spiraglio con Gianfranco Fini. Nei prossimi giorni, comunque, il Cavaliere tornerà a incontrarsi proprio con Umberto Bossi anche per fugare definitivamente quelle voci che vedono il Carroccio comunque non disinteressato a un governo tecnico che abbia Giulio Tremonti se non come premier, per lo meno, come confermato ministro dell'Economia.