12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
La crisi della Maggioranza

Berlusconi resiste: Fini mi sfiduci

Non decolla la mediazione di Bossi che svela: «La crisi pilotata non è tramontata». Il Pdl serra ranghi

SEOUL - Questa volta sarebbe stato davvero faticoso fare finta di niente con i colleghi esteri: al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, appena sbarcato a Seoul per il G20, è però bastato appena un 'How are you?' del premier vietnamita, incontrato in bilaterale, per ammettere candidamente di avere «qualche difficoltà» in Italia «in this moment».
Un piccolo sfogo a cui peraltro il Cavaliere, complici le 8 ore di fuso orario, si è lasciato andare ancora prima che Umberto Bossi e la delegazione leghista varcassero la soglia dello studio di Gianfranco Fini per tentare la loro mediazione. Ma anche per esprimere la loro «difficoltà» a un ingresso dell'Udc in maggioranza, come invece richiesto dallo stesso presidente della Camera. Il quale a sua volta avrebbe ribadito le richieste avanzate da Bastia Umbra, con le 'imprescindibili' dimissioni del Cavaliere, portandole però a un livello superiore. E cioè ragionando anche su scenari di governo che non comprenderebbero più Berlusconi al timone. Non a caso sarebbe stato fatto il nome, molto 'attraente' per la Lega, di Giulio Tremonti.

Mentre tutto questo accadeva, il presidente del Consiglio era impegnato nella cena che di fatto ha sancito l'apertura del summit coreano. Ma le notizie che comunque gli arrivavano da Roma non hanno contribuito certo a rendergli più 'lieve' la serata. Il Cavaliere d'altra parte mal sopporta il fatto in sé di essere costretto a trattare con Gianfranco Fini, convinto com'è che il suo unico vero obiettivo sia quello di farlo fuori. E l'opzione di elezioni anticipate resta sempre lì, ma al momento resta appunto un'opzione: il rischio di governo tecnico e anche l'attesa della sentenza della Consulta sul legittimo impedimento, infatti, continuano a raccomandare cautela.

A rendere più complesso il quadro, tuttavia, ci si è messo - viene spiegato - Umberto Bossi: il senatur, svelando di fatto che la trattativa per una crisi pilotata e conseguente reincarico a Berlusconi non era ancora tramontata, ha portato lo stato maggiore del Pdl e lo stesso premier in collegamento telefonico dalla Corea, a serrare nuovamente i ranghi e dunque a 'blindare' l'attuale esecutivo. E' passata così la linea del 'niente dimissioni e niente crisi, né pilotata né al buio, a meno che non siano i finiani a prendersi la responsabilità di determinarla votando la sfiducia in Aula'. A questo punto la possibilità che Berlusconi accetti di dimettersi sua sponte sembrano decisamente in ribasso. Eppure fonti di governo assicurano che sotto traccia la trattativa non sia stata ancora abbandonata. Ed è forse per questo che i partecipanti al vertice del Pdl ribadiscono che la linea è quella dura ma «al momento».