12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
La crisi nel centrodestra

Bossi: Fini mantiene sempre la parola

Il Ministro leghista: «Il Governo avrà i voti per federalismo, decentramento e la Giustizia. Ora vogliamo i Ministeri al Nord»

ROMA - L'aveva già anticipato a inizio serata, appena sceso dall'auto pochi minuti prima delle 22, nella piazza della Festa della Lega a Cameri (Novara). Travolto dai giornalisti, il ministro per le riforme Umberto Bossi aveva risposto secco: «Il governo dura finché ha i voti». E i finiani «si comporteranno bene».
Poi, a notte giunta, dopo il comizio sul palco insieme al figlio Renzo e al presidente della Regione Piemonte Roberto Cota, dopo la cena alla griglia coi fedelissimi sotto i capannoni, dopo i sigari, le foto e gli autografi ai militanti, Bossi ha spiegato il suo ottimismo sulla tenuta del governo dopo il vertice a Lesa dell'altro ieri.

«FINI MANTIENE LA PAROLA» - «Secondo me - ha detto il ministro - la paura che han preso tutti col rischio del voto deve aver fatto maturare un'altra direzione». Del documento programmatico a punti che verrà votato quindi, «il federalismo passerà», ha ribadito convinto. E il resto, che Bossi definisce «le cose della giustizia di Berlusconi», «secondo me passa anche quello...» Perché «Fini può essere quel che è», ha spiegato il Senatur, «però fino ad adesso ha sempre mantenuto la parola, se dice che dà i voti dà il voto».
Partita chiusa dunque. Udc fuori, no al voto anticipato, tenuta del governo. «Speriamo per tutta la legislatura» aveva auspicato Cota prima che arrivasse il suo leader.

RIFORME - Ma se il governo resiste, sulle riforme care alla Lega bisogna accelerare. «Abbiamo portato a casa il federalismo - ha esclamato Bossi dal palco della piazza del mercato - ora tocca al decentramento. Bisogna portare i ministeri anche nelle città del Nord, non solo a Roma». Perché, ha spiegato, «è' chiaro che finito il federalismo non si è concluso quanto dobbiamo fare, democraticamente si può portare a casa tutto quello che si può, il ministero dell'industria, quello delle finanze, perché devono stare solo nella capitale?». Gli ha fatto eco il figlio Renzo, che prendendo il microfono dopo di lui ha puntualizzato: «Le tasse non le pagheranno più a Berlusconi, ma a Cota».
E prima del decentramento, il federalismo fiscale sarà completato, ha sottolineato Bossi, «dalla premiata ditta Bossi-Calderoli». Perché nella Lega, ha argomentato, «ci si aiuta sempre tra di noi». «Noi siamo uniti, ci vogliamo bene - ha aggiunto tirando la stoccata finale - meno male che il nostro è un partito dove non c'è molta gente che ci odia all'interno».
Avanti tutta dunque, con l'obiettivo sempre fermo sul sogno originario: la Padania. «Quando una cosa avverrà la si sente prima che avverrà - ha annunciato Bossi con pathos dopo aver intonato il Va pensiero - e la stessa cosa è per la Padania. La libertà è inarrestabile, quando arriva il momento di cambiare e non cambi la libertà comunque poi arriva. Per questo è inevitabile».