22 febbraio 2020
Aggiornato 21:30
Scintille in casa PdL

Berlusconi: riforme o al voto nel 2011

Incontro teso tra il presidente della Camera e il premier. Fini: «Pronto a costituitre gruppi parlamentari autonomi»

ROMA - Assicurano che Silvio Berlusconi si senta «sereno». Spiegano che il nuovo scontro con Gianfranco Fini, con annessa minaccia di creare gruppi autonomi, gli abbia dato fastidio soprattutto perché ha rovinato quell'euforia che ancora si sente addosso per la vittoria alle Regionali. Che i due non abbiano un rapporto umano idilliaco, insomma che non si stiano particolarmente a genio, è cosa ormai nota.

Ma negli ultimi tempi, viene riferito, il fastidio del premier per i distinguo del co-fondatore sarebbe cresciuto a dismisura tanto che il faccia a faccia, più volte annunciato dopo la tornata elettorale, si è tenuto soltanto ieri. Il presidente del Consiglio, con chi ha avuto modo di parlargli, avrebbe spiegato che se Fini vuole lasciare il Pdl la porta è aperta, che nessuno può essere trattenuto contro la sua volontà. Certo, a suo rischio e pericolo: compresa la rinuncia allo scranno di presidente della Camera, ottenuta anche grazie al fatto di essere espressione del partito di maggioranza relativa.

RIFORME O VOTO - Allo stesso tempo, però, Berlusconi ai suoi interlocutori ha spiegato di voler sfruttare la forza che il Pdl ha mostrato di avere alle ultime elezioni. Forza, sarebbe stato il suo ragionamento, frutto anche del suo impegno in prima persona. Il Cavaliere vuole cavalcare quest'onda lunga - convinto che la gente sia con lui - per fare le riforme. A cominciare da quella che gli sta più a cuore, ovvero quella della giustizia. Ma anche le altre più volte elencate: fisco, istituzioni.
Tanto che, ai suoi fedelissimi, Berlusconi avrebbe indicato un orizzonte temporale più breve dei tre anni per tracciare un bilancio: ossia le prossime amministrative del 2011. In pratica, avrebbe spiegato, o nel prossimo anno si comincia a fare sul serio e si mettono in cantiere le riforme oppure bisogna valutare l'opportunità di cogliere la finestra per un voto anticipato insieme a quello di comuni come Milano e Torino.

SCHIFANI - Anche per questo, ambienti della maggioranza fanno notare le dichiarazioni del presidente del Senato Renato Schifani che, in serata, mette in guardia: «Quando una maggioranza, eletta sulla base di un'agenda elettorale condivisa tra le coalizioni, si divide al proprio interno sull'attuazione del programma, non resta che ridare la parola agli elettori e ripresentarsi a questi con nuovi progetti ed eventualmente con nuove alleanze ove necessarie».
Nuove alleanze, appunto. In quest'ottica, di bilanciamento di Fini, le stesse fonti leggono anche il recente appello di Silvio Berlusconi all'Udc a valutare un «ritorno alla casa comune dei moderati».

I COORDINATORI DEL PDL - L'atteggiamento di Gianfranco Fini provoca «amarezza» ed è «sempre più incomprensibile». Lo affermano in una nota i coordinatori del Pdl Ignazio La Russa, Denis Verdini e Sandro Bondi, in una nota congiunta diffusa al termine di un incontro avuto con il premier Silvio Berlusconi.
«Le recenti elezioni regionali e amministrative - sostengono i tre coordinatori del partito - hanno riconfermato la validità politica della decisione di dar vita al Pdl, un traguardo storico irreversibile. Gli italiani, dimostrando anche in questa occasione maturità ed intelligenza, hanno premiato l'azione del Governo e creato le migliori condizioni per proseguire sulla strada delle riforme che abbiamo intrapreso e dell'ulteriore rafforzamento del nostro partito».
«Da queste inoppugnabili considerazioni nasce la nostra profonda amarezza per l'atteggiamento dell'onorevole Gianfranco Fini che appare sempre più incomprensibile rispetto ad un progetto politico comune per il quale abbiamo lavorato concordemente in questi ultimi anni, un progetto di importanza storica che gode di un consenso maggioritario nel popolo italiano. Come dimostrano il successo alle Politiche del 2008, le elezioni amministrative, nelle quali il centro-destra è passato ad amministrare la maggioranza delle province italiane, e le Regionali che ci hanno visto passare in questi anni dal governo di 4 Regioni a quello di 11 Regioni», concludono i coordinatori del Pdl.

BERSANI E DI PIETRO - «Credo che il centrodestra abbia più problemi di quello che racconta, anche dal punto di vista delle riforme» è il laconico commento del segretario del Pd Pier Luigi Bersani, che attacca il presidente del Consiglio: «La presidenza della Camera non mi pare sia nella disponibilità di Berlusconi. Sarebbe meglio se Berlusconi fosse più prudente». Duro Antonio Di Pietro «Per il bene del Paese prima ci liberiamo del sistema piduista, che sta portando avanti Berlusconi nel governare non solo il Paese, ma anche nel guidare il Parlamento, meglio . Mi fa piacere che lo abbia capito anche Fini e mi auguro che la prossima volta lo capiscano anche gli italiani» ha detto l'ex pm.