Csm: il Premier delegittima, così a rischio la democrazia
Se le denigrazioni provengono «dal massimo rappresentante del potere esecutivo» costituiscono un grave danno
ROMA - Il Csm ha il «dovere costituzionale di ristabilire pubblicamente la credibilità e la dignità della funzione giudiziaria», perché non è «ammissibile una delegittimazione di una Istituzione nei confronti dell'altra». E' quanto sottolinea la Prima commissione del Consiglio superiore della magistratura, nella pratica a tutela di diversi magistrati dopo alcune accuse mosse dal premier Silvio Berlusconi. Pratica approvata oggi all'unanimità dall'organismo di Palazzo dei Marescialli, che domani sarà discussa in plenum.
Per il Csm «non può essere consentito che venga genericamente e indiscriminatamente gettato forte discredito sulla intera magistratura, o su una parte significativa di essa, mettendo a rischio l'equilibrio stesso tra poteri e ordini dello Stato sul quale è fondato l'ordinamento democratico di questo Paese».
RISPETTO - Deve essere ristabilito «un clima di rispetto dei singoli magistrati e dell'intera magistratura», che è una «condizione imprescindibile di un'ordinata vita democratica», dice la prima commissione del Csm nel «pressante appello» che rivolge «a tutte le istituzioni». «Non è ammissibile una delegittimazione di un'istituzione nei confronti dell'altra, pena - avverte la Commissione - la caduta di credibilità dell'intero assetto costituzionale».
CAPEZZONE - Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, ha subito commentato la nota della prima commissione del Csm: «C'è da chiedersi se il Csm non si ritenga ormai una «terza Camera». È assurdo e impensabile nel resto dei Paesi occidentali. A mettere a rischio la democrazia sono proprio coloro che, indossando la toga, parlano come se fossero esponenti di parte o di fazione».