23 febbraio 2024
Aggiornato 23:00
«Peggio di Tangentopoli»

L'allarme di Pisanu: la corruzione dilaga

Intervista al Corriere dell'esponente del Pdl e Ministro dell'Interno: «Nuova legge elettorale. Subito le norme anticorrotti del premier e antimafia»

ROMA - Una nuova Tangentopoli? L'Italia del 2010 come quella del 1992? «No. Per certi versi, siamo oltre. Allora crollò il sistema del finanziamento dei partiti. Oggi è la coesione sociale, è la stessa unità nazionale a essere in discussione, al punto da venire apertamente negata, anche da forze di governo. Si chiude l'orizzonte dell'interesse generale e si aprono le cateratte dell'interesse privato, dell'arricchimento personale, della corruzione dilagante»: lo afferma Giuseppe Pisanu (Pdl), che lancia l'idea di una nuova legge elettorale.

In un'intervista al Corriere della sera, Pisanu affronta il tema dell'inchiesta sul G8 all'Aquila: «Non parlerei di nuova Tangentopoli. Il contesto è diverso anche se il fango è lo stesso», afferma. «Speriamo che si arrivi presto alla verità e senza vittime innocenti. Diciotto anni fa furono troppe, e la giustizia pagò i suoi errori perdendo dignità e consenso. Bertolaso è un efficiente manager dello Stato, che ha lavorato bene; mi chiedo però se, fermi restando i suoi grandi meriti, non sia rimasto anche lui vittima della logica dell'emergenza. Lasciamo ai magistrati e agli avvocati la vicenda giudiziaria. Interroghiamoci piuttosto sul dilagare della corruzione pubblica e privata e sui rimedi necessari, prima che disgreghi le basi della convivenza civile e delle istituzioni democratiche».

Per Pisanu, capo della segreteria politica di Moro, ministro dell'Interno, oggi presidente dell'Antimafia, «il problema è innanzitutto politico, e non possiamo certo risolverlo con il bipolarismo selvaggio, con lo scontro sistematico tra maggioranza e opposizione che ha trasformato questo primo scorcio di legislatura in una snervante campagna elettorale». In questo senso, «è necessario un profondo rinnovamento del ceto politico. A condizione che lo si realizzi con strumenti neutrali: non sia la magistratura ma la politica a guidare il processo, o meglio siano gli elettori, grazie a una nuova legge elettorale che consenta ampia libertà di scelta».