28 maggio 2020
Aggiornato 20:00
L'Italia è un paese fragilissimo

Il presidente dei Geologi: mancano fondi e prevenzione

Pietro De Paola: «Territorio fragile al 90%. Rispettare i Piani assetto idrogeologico. C'è anche un allarme urbanizzazione»

ROMA - «Per costituzione geologica, l'Italia è un territorio fragilissimo, in linea di massima al 90%. Ma ciò che manca contro il dissesto sono prevenzione, fondi annuali a favore delle autorità di bacino per aggiornare le carte del rischio idrogeologico, assieme alla manutenzione del territorio. Lo afferma il presidente dell'Ordine nazionale dei geologi, Pietro De Paola, che non si dice sorpreso dalla situazione frane in Sicilia e Calabria.

«La chiave di volta di tutto - spiega ad Apcom - è la mancata pianificazione, una non corretta pianificazione o una elusione alle regole laddove esistono. Con una apposita pianificazione si rendono note le aree pericolose e proprio lì dovrebbero cadere dei vincoli seri. Invece, così non è: su tutto il territorio nazionale si costruisce a pioggia e i risultati sono questi».

Il governo nazionale dovrebbe lavorare per «garantire un anello continuo tra pianificazione di bacino idrografico, che circoscrive le aree a rischio frana, e la pianificazione urbanistica. In modo che tutto ciò che è redatto sui Piani di assetto urbanistico - osserva - sia trasferito con immediatezza, senza possibilità di eludere le regole, nei piani urbanistici comunali. Questo è il grande anello che in Italia oggi manca, sul quale non c'è controllo e per cui, molto spesso, ciò che redigono le autorità di bacino in termini di pericolosità non viene trasferito nei piani regolatori comunali».

C'è anche un allarme urbanizzazione. Ad oggi, il carico urbanistico è «così pesante, incisivo e vincolante che non consente lo svolgersi della giusta dinamica geologica. Se un territorio è soggetto a fenomeni sismici allora questi si ripeteranno nei secoli; così è per le frane, né più né meno. Sono rischi ben noti che i geologi sono in grado di mappare». I territori franati in Sicilia e Calabria sono costituiti da rocce «altamente deformabili, friabili, soggette agli eventi idrometeorici». C'è, sostiene il presidente dei Geologi, un rapporto diretto, causa-effetto, tra le frane e l'andamento meteorologico: «Con intensi periodi di pioggia questi fenomeni diventano parossistici ed è quello che stiamo osservando in Calabria e Sicilia».

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