23 gennaio 2020
Aggiornato 02:30
«Rifarei tutto»

Beppino Englaro: mi batto ancora in nome di Eluana

Lettera a Repubblica: «Il comune sentire è dalla mia parte»

ROMA - A un anno dalla morte di Eluana Englaro, il padre Beppino scrive una lettera al direttore di Repubblica, oggi in prima pagina sul quotidiano romano. «Un anno è passato dalla fine di un incubo» scrive l'uomo che si è battuto nei tribunali per ottenere che la figlia, in stato vegetativo dopo un incidente, venisse lasciata morire. E Beppino Englaro dice di battersi ancora in nome di Eluana. «Incontro sempre più persone che vogliono dirmi grazie».

Il signor Englaro nei 17 anni di coma della figlia ha sempre sostenuto che Eluana non avrebbe voluto vivere legata a un letto, come un vegetale. Il suo caso e la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione alla ragazza sono stati al centro di una polemica asprissima fra tribunali, la Cassazione che aveva deciso il diritto alla sospensione, e dall'altra parte le proteste della politica, del governo e del Vaticano. In poche frasi Englaro chiarisce il suo pensiero: «Mi sento dire: «Mai più Eluana». E cioè mai più contro la sacralità della vita e la sua indisponibilità. Ma, secondo me, è l'esatto contrario. E cioè, nessuno deve avere il potere di disporre di un'altra vita come è avvenuto per Eluana».

Englaro osserva poi in relazione alla battaglia parlamentare di un anno fa per ottenere una legge sul fine vita (su misura per impedire la morte di Eluana): «è passato un anno, e la legge non c'è. Come mai?». Quanto al testo di una eventuale futura legge, il padre di Eluana osserva «I sondaggi ci sono, dicono che il mio è il sentire comune». Eluana, conclude Beppino Englaro, «è un simbolo pulito della libertà individuale».

A fianco sempre su Repubblica un articolo è dedicato all'anestesista Amato De Monte che assistette allo spegnersi della vita della ragazza dopo l'eliminazione del sondino che la nutriva e la idratava. «Ero e resto sicuro che in quella stanza ho assistito a un processo di morte naturale» ribadisce. La vicenda ha avuto uno strascico legale con le accuse di omicidio volontario per Eluana contro Beppino Englaro e altre 13 persone, archiviate lo scorso 11 gennaio dal Gip del tribunale di Udine.