18 gennaio 2020
Aggiornato 06:30
Crisi delle Procure

Le Toghe pronte allo sciopero, Alfano: inaccettabile

Per il Ministro della Giustizia è «grave» anche solo ipotizzarlo

ROMA - La minaccia alla fine è sempre quella: sciopero, anche se chiamato «estreme forme di mobilitazione». L'associazione nazionale Magistrati è sul piede di guerra: il decreto con cui il 29 dicembre il ministro della Giustizia ha concesso al Csm facoltà di operare trasferimenti d'ufficio per coprire i posti vacanti nelle procure disagiate, ha dato l'ultimo colpo ai già complicati rapporti tra toghe e politiche. Per questo, aprendo un'assemblea a Roma dedicata al tema, Luca Palamara ha annunciato senza tanti preamboli che «l'Anm è pronta anche a estreme iniziative di lotta». Lo sciopero, appunto.

Commenta duramente il ministro Alfano. «Dispiace - si legge nella nota del ministro - che l'Anm ironizzi e affigga vignette su un provvedimento del governo, invece di contribuire a risolvere il problema e cioè coprire immediatamente le sedi disagiate che, in realtà, disagiate non sono, ma solo sgradite ai magistrati». Insomma, per il dicastero di via Arenula, i magistrati si sono abbandonati a un «incomprensibile e miope arroccamento», perché il decreto «offre al paese una ragionevole e definitiva soluzione». Sul decreto c'è una «chiusura inaccettabile» e sarebbe «gravissimo anche solo ipotizzare uno sciopero».

Le posizioni tra i due attori della vicenda sono, dunque, lontanissime. Aprendo i lavori dell'assemblea di ieri in Cassazione, davanti a procuratori provenienti da tutta Italia, Palamara ha infatti attaccato il decreto legge di Alfano. «Si tratta di un intervento incoerente, inefficace», che darà luogo a un «perverso giro di valzer» tra magistrati che provengono da sedi giudiziarie disagiate. Più o meno lo stesso parere espresso lunedì scorso anche da Csm. La «desertificazione» delle procure, ha poi rincarato ancora Palamara, è «drammatica»: in due soli anni le scoperture di organico si sono quadruplicate passando da 68 a 249. Per questo i magistrati chiedono che il governo faccia cadere, almeno temporaneamente, il divieto di destinare i magistrati di prima nomina nelle procure.