12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
Continua il duello a distanza fra il Gianfranco Fini e il direttore del “Giornale”

Feltri il terzo uomo

Ora nel mirino del quotidiano della famiglia Berlusconi c’è Renata Polverini, candidata del Pdl nel Lazio

Ormai è evidente che il confronto continuo fra Vittorio Feltri, direttore del Giornale e Gianfranco Fini non può essere considerato ancora il frutto di una scaramuccia, ma come l’effetto di una vera e propria guerra, più o meno dichiarata.
Dal punto di vista politico e deontologico in questo duello dialettico fra un uomo di partito prestato alle istituzioni e un giornalista non ci sarebbe niente di cui meravigliarsi. Eppure in questo caso alcune circostanze giustificano più di un interrogativo.

Le particolarità è che a menare colpi sotto la cintola è il direttore di un quotidiano il cui proprietario è Paolo Berlusconi, fratello di Silvio Berlusconi, a sua volta fondatore con Fini, del Partito delle Libertà.
L’anomalia Feltri la spiega così: «Quando mi hanno chiamato a dirigere il Giornale sapevano come sono fatto». Il che tradotto vuole dire: sono un giornalista che non prende ordini da nessuno e quindi me ne frego delle alleanze della proprietà, io picchio dove ritengo utile farlo per dare un servizio ai miei lettori e fare crescere il quotidiano che mi è stato affidato.
E’ un atteggiamento che non fa una grinza. Anzi magari ce ne fossero di direttori di giornali a pensarla in questo modo.

Che Feltri sia un «cane sciolto» non ci sono dubbi e quindi non dovrebbero esserci dubbi anche sulla attendibilità delle sue affermazioni quando parla del suo rapporto con la proprietà della testata da lui diretta.
Si dà, però, il caso che Gianfranco Fini sia un oggi un «alleato» fra virgolette di Berlusconi. Ossia sono costanti e ripetuti anche gli scontri e i distinguo del Presidente della Camera dal Presidente del Consiglio. Un rapporto a dir poco difficile che all’interno del Pdl ha determinato una frattura netta fra i finiani e antifiniani.
Ecco dunque che in molti si chiedono: Vittorio Feltri sarà pure un giornalista fieramente indipendente, ma siamo proprio sicuri che scelga i suoi obiettivi senza l’avallo di Berlusconi?
Un dubbio che si è inoltre rafforzato dal momento che il direttore del «Giornale» non si limita più a puntare il mirino sull’ex leader di An, ma anche su esponenti politici a lui legati dai tempi di Alleanza Nazionale.

Il «Giornale» sta prendendo infatti di mira da alcuni giorni Renata Polverini, candidata del Pdl alla poltrona di Governatore del Lazio.
La Polverini, già segretario dell’ Ugl, è stata definita recentemente da Vittorio Feltri «una «Epifani in gonnella» che lui non voterebbe mai.
Oggi il «Giornale» contesta alla candidata della destra addirittura di essersi presentata agli elettori, sui manifesti che campeggiano nella Capitale, con una giacca «rossa»: look che le sarebbe stato suggerito da Claudio Velardi, ex spin doctor di Dalema, ora entrato a far parte della squadra della candidata del Pdl .
Insomma per il quotidiano della famiglia Berlusconi la Polverini sarebbe una di destra che somiglia troppo ad una di sinistra.
I finiani sono subito partiti al contrattacco definendo quello di Feltri «fuoco amico» con voglie suicide.
Né si può dare loro torto, visto che pallettoni fatti in casa di questo tipo sarebbero in grado azzoppare qualsiasi candidato della destra, se solo a sinistra ci fosse l’ombra di un oppositore.
Ma pur tenendo conto del vantaggio offerto dalla inconsistenza e dai litigi all’interno di un Pd ancora incapace di scegliere un candidato nel Lazio, ci si può chiedere se l’indipendenza professionale di Feltri può essere così estesa e immune da interventi dall’alto, al punto di rischiare di apportare seri danni elettorali alla coalizione guidata dal fratello del proprietario dell’organo di stampa da lui diretto.
Se così fosse potremmo dire che al fianco di Fini e Berlusconi sta nascendo un «terzo uomo».
Ma soprattutto potremmo esultare per la resurrezione (dopo la sua scomparsa) di quel «quarto potere» rappresentato dalla stampa, quando assolve al dovere di osservare, vigilare e giudicare in nome e per conto unicamente dei propri lettori (e del conto economico dell’editore).