Berlusconi: «Pronto al dialogo se Pd smette di insultarmi»
«Non succederà, ma se cade il governo si torna alle urne. Fini si è dimostrato un alleato leale e un politico lungimirante»
ROMA - Silvio Berlusconi si dice pronto a dialogare sulla riforme con il nuovo segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ma chiede un cambio di rotta rispetto a quello che secondo lui era l'atteggiamento del predecessore Franceschini, ovvero niente più «insulti». Il presidente del Consiglio sceglie un'intervista con Bruno Vespa per il prossimo libro del conduttore, per dettare le sue condizioni per un possibile confronto.
DIALOGO - «Nessuno più di me è predisposto al dialogo. Ma per dialogare è necessario essere in due, e soprattutto avere rispetto dell'avversario, non insultarlo e demonizzarlo come il Pd di Franceschini e di Veltroni ha fatto ogni giorno, e spesso più volte al giorno, contro la mia persona», dice Berlusconi.
Se Bersani deciderà di cambiare registro e di concorrere alle riforme importanti per il futuro dell'Italia, il più contento sarò io», aggiunge il presidente del Consiglio. Ancora meglio se si inizierà dalla giustizia: «Magari...!». Nessun accenno però alla condizione posta da Bersani, ovvero che si discuta anche della legge elettorale.
GOVERNO DELLE RIFORME - Quello di cui Berlusconi è sicuro, è che il suo governo sarà l'unico a poter fare le riforme: «Se mai dovesse verificarsi un cambiamento di maggioranza, ma è un'ipotesi che non esiste, ci tengo a dirlo chiaro, sarebbe inevitabile il ricorso ad elezioni anticipate». Per entrambi gli alleati Berlusconi spende parole positive. Gianfranco Fini «si è dimostrato un alleato leale e un politico lungimirante. A lui mi lega un solido rapporto di amicizia e di stima. Anche con i parlamentari che vengono da An il rapporto è ottimo». Pure con Umberto Bossi «c'è un patto ormai consolidato, fondato anche sull'amicizia e sull'affetto», grazie al quale «ho sempre trovato accordi ragionevoli».
Apertura all'opposizione, elogi per gli alleati, ma per i giornali nessuno sconto. Berlusconi non intende rinunciare alle azioni contro La Repubblica e L'Unità: «Ho il dovere di tutelare non la mia persona, ma l'istituzione che rappresento e che mi è stata assegnata dal voto di milioni di italiani. Insultando me, si insultano tutti loro, si insulta il loro voto, la loro volontà, la loro dignità».
ALFANO - A fare eco al Premier anche il ministro della Giustizia. «Non so - ha detto Angelino Alfano - se c'è la possibilità di un'intesa con l'opposizione. Noi non la rifiutiamo, ma la ricerchiamo, perchè le riforme, se sono votate da una maggioranza ampia, sono destinate a durare di più nel tempo. Di fronte al bivio tra la paralisi, perchè l'opposizione non vuole la riforma, e quanto da noi proposto agli elettori, sceglieremo non di restare fermi, ma di procedere con le riforme».
NO A «INCIUCI» - A replicare, dopo il niet di Bersani di ieri a «inciuci» e soluzioni ad personam per il premier, è Rosy Bindi, possibile futura presidente del Pd, che fa eco al segretario e ribadisce che «la risposta dei democratici è quella di sempre»: «Noi siamo disposti a un confronto se si vuole fare la riforma per i cittadini. Invece non c'è alcuna disponibilità a consumare vendette contro la magistratura e a continuare a fare leggi ad personam». Molto più duro è Antonio Di Pietro, che chiude ogni possibilità di dialogo: le parole del ministro Angelino Alfano sulla riforma della giustizia non sono una «apertura» all'opposizione, ma un «abbraccio mortale» e c'è da sperare che Pd e Udc non cadano nella trappola.
PDL SICILIA - Leali a Silvio Berlusconi, ma decisi a salire su quello che è «il nostro Aventino». Gianfranco Miccichè affida ad un articolo sul suo blog 'Sud' le riflessioni alla vigilia della nascita del Pdl Sicilia: nonostante la diffida dei coordinatori nazionali del Popolo delle Libertà ad usare il simbolo e il logo del partito, domani i dissidenti siciliani daranno infatti vita al nuovo gruppo all'Assemblea regionale siciliana.
«Rimango fedele e leale a Silvio Berlusconi e non potrebbe essere altrimenti - assicura Miccichè - ma, come sempre, proprio in nome di questa autentica lealtà, mi assumo la responsabilità di non vestire nei suoi confronti i panni dello yes man e di lavorare, anche immaginando percorsi diversi, però mai alternativi, affinché il suo sogno, di un centrodestra forte ed invincibile, possa continuare».