18 novembre 2019
Aggiornato 02:00
Salute. L'udito degli italiani è messo a dura prova dal rumore

Inquinamento acustico: un problema per 7 italiani su 10

Il 29 ottobre la giornata nazionale Airs contro la sordità. Un fenomeno destinato ad aumentare di almeno il 2% nei prossimi decenni

ROMA - L'udito degli italiani è messo a dura prova dal rumore. Oltre 7 italiani su 10, ossia fino al 75% della popolazione, sono esposti nella vita quotidiana a livelli di rumore superiori ai limiti previsti dalla legge e tollerati dal nostro organismo. Con rischi non solo per l'orecchio, ma per la salute in generale.

A spiegarlo Giancarlo Cianfrone, presidente dell'Associazione italiana per la ricerca sulla sordità (Airs), durante la presentazione della «Giornata nazionale Airs contro la sordità», in programma il 29 ottobre con il patrocinio, tra gli altri, della Regione Lazio. La giornata vede la partecipazione di 271 strutture ospedaliere, 8 in più rispetto all'edizione 2008.

8 MILIONI DI PERSONE COINVOLTE - Secondo Cianfrone, il rumore è sicuramente una delle cause dell'aumento dei problemi di udito, di cui già soffrono circa 8 milioni di italiani. Un «fenomeno destinato ad aumentare di almeno il 2% nei prossimi decenni», secondo l'esperto, che ha anche ribadito come «più del 70% degli italiani è esposto a rumori di livello superiore a 60-65 decibel. Un «volume» - ha aggiunto - che comincia a essere nocivo per lo stato di salute in generale delle persone». E non solo per l'orecchio. «Ma anche - ha aggiunto - per l'apparato endocrino, ormonale, cardiovascolare, psichico, respiratorio. Gli 80 decibel che sono invece il limite di rischio diretto per l'apparato uditivo interessano una popolazione inferiore, intorno al 30%; in questa fascia, però, i danni sono evidenti, oltre che sugli altri apparati, anche su quello acustico».

PREVENZIONE ED EDUCAZIONE - L'esperto ha invitato quindi a puntare sulla prevenzione e sull'educazione. «Esistono norme in Italia, mutuate della Comunità europea, per la zonizzazione (suddivisione delle aree per livelli di rumore consentiti) dei centri abitati - ha ricordato - che andrebbero rispettati. Innanzitutto, dalle amministrazioni locali e sappiamo che, purtroppo, solo una quota del 30-35% degli enti locali si è adeguata a queste norme. Nelle discoteche, inoltre, esistono limiti di legge - ha fatto notare l'esperto - ma soltanto una parte dei locali si adegua alle indicazioni. Per l'ambiente di vita di tutti i giorni (condominio, traffico, aerei eccetera), poi, non esistono ancora norme ad hoc; siamo in una situazione un po' da giungla ed è il singolo cittadino che deve proteggersi se ha il dubbio di essere esposto a livelli troppo elevati di rumore. Deve denunciarlo agli enti di controllo - ha concluso Cianfrone - e sottoporsi ad un esame dell'udito». (segue)