20 novembre 2019
Aggiornato 03:30
Inchiesta Arpac

Appalti e abusi, bufera giudiziaria sui Mastella

Ipotizzata «cupola» su cosa pubblica. Accuse pesanti: da abuso d'ufficio e concussione all'associazione a delinquere contro la P.A.

NAPOLI - Un'associazione a delinquere finalizzata a una serie di truffe, falsi, abusi di ufficio, turbative d'asta e concussioni commesse nella gestioni degli appalti pubblici ma anche nell'assunzione di personale e nell'affidamento di incarichi professionali nella pubblica amministrazione. Sono queste le accuse ipotizzate dai magistrati di Napoli nell'ambito dell'inchiesta che ha gettato nella bufera giudiziaria l'Arpac (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania) ma anche politici, funzionari pubblici e imprenditori.

Fatti del 2005-2007 - Gli indagati sono 63, un'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari, 18 divieti di dimora e 6 misure interdittive con il divieto di esercitare l'impresa e al professione. Questi i numeri dell'inchiesta che vede tra le persone coinvolte il presidente del Consiglio regionale della Campania Sandro Lonardo e anche il marito, l'ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella ora europarlamentare nonché leader dell'Udeur. I fatti contestati si riferiscono ad un arco di tempo che va dal 2005 al 2007 e vedrebbe coinvolti anche l'ex direttore dell'Arpac Luciano Capobianco oltre al consuocero dei Mastella, Carlo Camillari. Provvedimenti anche per politici del Campanile.

Sandra Lonardo: «Sono una persona perbene» - Per Sandra Lonardo è stato disposto il divieto di dimora in Campania e in sei province limitrofe. Alla signora Mastella il provvedimento è stato notificato questa mattina dai carabinieri nella sua villa di Ceppaloni. Una notizia che l'ha sconvolta. In una lettera scritta ai cittadini prima di partire per Roma Lonardo dice: «Non sono nemmeno riuscita a capire di cosa mi accusano. Sono quasi svenuta mi è crollato il mondo addosso. E ha poi aggiunto: «Sono una persona perbene non ho mai offeso nessun cittadino della Campania». L'ex Guardasigilli tornato in tutta fretta da Strasburgo dove si trovava per partecipare ai lavori della seduta del Parlamento europeo invece non ha voluto rilasciare dichiarazioni al suo arrivo all'aeroporto di Fiumicino. Oggi la magistratura partenopea ha emesso nei suoi confronti un avviso di conclusione delle indagini preliminari ma ha dichiarato unicamente di voler stare accanto a sua moglie.

Pesante il quadro probatorio. Secondo le accuse, i Mastella sarebbero stati a capo di una 'cupola' che avrebbe pilotato gare pubbliche, ma anche assunzioni all'interno dell'Arpac e in altri organismi pubblici. Appalti vinti in modo poco trasparente e 'nemici' politici intimiditi o allontanati dai propri incarichi qualora non avessero anteposto gli interessi del partito alla causa pubblica. In un file rinvenuto nel computer sequestrato dalla guardia di finanza nella segreteria dell'ex direttore generale dell'Arpac, Luciano Capobianco, sarebbero comparsi centinaia di nominativi la maggior parte dei quali accompagnati dalla segnalazione di un esponente politico non solo dell'Udeur, ma anche di altri schieramenti. L'indagine rappresenterebbe il filone di un'altra inchiesta che il 16 gennaio 2008 portò all'arresto della stessa Lonardo e numerosi esponenti del Campanile nell'ambito di un'inchiesta condotta da procura di Santa Maria Capua Vetere.

Sotto la lente degli inquirenti anche «inquietanti collegamenti» tra politici del cosiddetto «sodalizio» ed esponenti della Camorra del casertano. Degno di indagine soprattutto l'acquisto di una Porsche Cayenna del valore di 77mila euro che sarebbe stata acquistata dal figlio dei Mastella Pellegrino attraverso venditori poco puliti.