16 novembre 2019
Aggiornato 01:30
Il Presidente del consiglio regionale allontanato dalla Campania

Sandra Mastella: «Sono persona per bene»

Il provvedimento le è stato notificato dalla Procura di Napoli nell'ambito di presunte assunzioni e appalti pilotati dell'Arpac

NAPOLI - Indagata nell'inchiesta per gli appalti truccati dell'Arpac, Sandra Lonardo, moglie dell'ex ministro della giustizia Clemente Mastella, non potrà risiedere in Campania e dovrà lasciare la regione. Il provvedimento le è stato notificato dalla Procura di Napoli nell'ambito di presunte assunzioni e appalti pilotati dell'Arpac (Agenzia regionale protezione ambientale della Campania). «Sono una persona perbene, non ho mai offeso nessuno», ha commentato la donna molto sorpresa per la decisione degli inquirenti.

25 misure cautelari - Le indagini condotte sull'Arpac, struttura pubblica che ha il compito di garantire ai campani un servizio di monitoraggio delle condizioni del territorio e del suo eventuale inquinamento, si sono sviluppate in più direzioni e hanno riguardato sia l'assunzione di personale che la gestione degli appalti. Inchiesta che ha portato a 25 misure cautelari emesse dal gip di Napoli per i reati di associazione per delinquere, truffa ai danni dello Stato, turbativa d'asta, falso in atto pubblico continuato e concussione.

Le indagini - In merito alle presunte irregolarità sulle assunzioni, le indagini hanno avuto inizio con una serie di perquisizioni presso gli uffici dell'Arpac. All'interno di un computer utilizzato dal direttore generale dell'Ente, Luciano Capobianco, vi era un file contenente centinaia di nominativi al fianco di numerosi dei quali risultava il nome di un esponente politico o della pubblica amministrazione quasi tutti riferibili a persone vicine al «sodalizio» in questione e all'Udeur. Si è poi accertato che quell'elenco di nomi corrispondeva «anzi sostanzialmente coincideva con tutti i soggetti beneficiari di consulenze, incarichi temporanei e assunzioni».

«A fronte di migliaia di domande fatte da persone non «sponsorizzate e rimaste, di fatto, accantonate, i segnalati beneficiari nel triennio (2005-2008) erano una percentuale del 90%». Quello che viene contestato agli indagati non «è la raccomandazione in sé, ma il fatto che, per fare coincidere la vasta schiera dei segnalati con quelle dei beneficiari di consulenze, incarichi ed assunzioni, venivano reiteratamente e sistematicamente violate le procedure amministrative, venivano ignorati i regolamenti interni e le leggi e venivano fraudolentemente posti in evidenza requisiti o circostanze di fatto inesistenti».