Rete studenti: «No a ora religione lottizzata tra le fedi»
Soluzione Irc non è assunzione imam al pari dei preti cattolici
ROMA - La Rete degli studenti reputa inapplicabile la proposta di Adolfo Urso, viceministro dello Sviluppo economico e del commercio estero, di introdurre a scuola un'ora settimanale di «Storia della religione islamica», al fine di attirare nei nostri istituti i ragazzi musulmani, facoltativa ed alternativa alla tradizionale ora di religione cattolica: «se si fa l'ora di Islam - dice Luca De Zolt, leader della Rete degli studenti - si dovrebbe fare anche l'ora di cristianesimo ortodosso o quella di buddismo: questo non è sostenibile perché si arriverebbe a una vera lottizzazione dell'istruzione da parte dei credi, in cui prevarrebbe tra l'altro la legge del più forte o della maggioranza».
Sebbene respinta, secondo il sindacato studentesco l'iniziativa dell'on. Urso merita comunque attenzione perchè di stampo diverso da quelle giunte sinora da rappresentanti del governo in carica: «senza dubbio - dichiara il coordinatore nazionale della Rete - cogliamo la differenza importantissima tra la proposta di Urso e le bordate razziste e xenofobe della Lega, ribadite oggi da Castelli sul Corriere della Sera, ma non possiamo pensare che il problema dell'Irc si risolva moltiplicando nelle scuole le ore dedicate alle altre religioni».
Secondo De Zolt l'ipotesi del vice-ministro deriva da un presupposto reale, ma sino ad oggi trascurato: l'educazione dei giovani di religione musulmana: «Urso coglie un punto essenziale quando dice che non si possono lasciare i bambini islamici alla ghettizzazione dell'istruzione integralista, ma la soluzione non è l'assunzione degli imam al pari dei preti cattolici».
In assoluto, il sindacato degli studenti 'medi' ribadisce che la scuola non dovrebbe concedere spazi a materie improntate alla religione: «dobbiamo ripristinare il fondamento laico della scuola, eliminando l'anacronistica ora di religione cattolica per sostituirla - sottolinea De Zolt - con corsi dedicati alla conoscenza delle altre culture e religioni, ma soprattutto all'educazione civica e al rispetto delle regole e della convivenza democratica».
La proposta dell'on. Urso viene collocata dal rappresentante della Rete degli studenti «nella linea di pensiero della multiculturalità adottata dai paesi anglosassoni e dalla Francia, che parte dal presupposto che le comunità etniche, religiose e linguistiche debbano rimanere separate in casa: il fallimento di questa teoria è evidente nelle banlieue francesi e nell'esplosione di bullismo razziale registrato in Inghilterra alla fine degli anni 90».
La Rete propone quindi un modello scolastico incentrato sull'interculturalità, che prevede la contaminazione delle diverse culture, tenendo come punto fermo la Costituzione.
«La nostra partecipazione alla manifestazione antirazzista di oggi - conclude De Zolt - nasce proprio per rivendicare insieme agli universitari scuole e università interculturali e laiche: perché solo nelle scuole e nelle università pubbliche, adeguatamente finanziate e di qualità la strada dell'interculturalità e dell'integrazione è possibile».