1 giugno 2020
Aggiornato 10:30
Dichiarazione di Guglielmo Loy – Segretario Confederale Uil

Riaprono anche la scuola dell’infanzia ed i nidi

Nel 2009 più del 10% del budget familiare è servito per pagare le rette

ROMA - Nel 2009 la frequenza agli asili nido pubblici e per la refezione scolastica nelle scuole materne ed elementari, pesa sulle tasche delle mamme e dei papà italiani, mediamente oltre 330 euro mensili e 3.300 euro annui (tenendo presente una media di presenza di 20 giorni al mese per 10 mesi l’anno). Il che significa che oltre il 10% del budget familiare netto, serve per la frequenza della scuola per l’infanzia a tempo pieno.

Nel dettaglio, per la frequenza dei nidi comunali, si spendono in media, mensilmente, oltre 260 euro, (2.600 euro annui) che equivalgono all’8,5% del budget familiare.

Per la refezione scolastica, invece, la spesa media mensile è di 70 euro (700 euro annui) equivalenti al 2,3% del reddito familiare.

Ad affermarlo è Guglielmo Loy, Segretario Confederale della UIL, commentando i dati dell’Indagine campione  sui costi della scuola dell’infanzia e dei nidi su un campione  di  Città Capoluogo di provincia.

La ricerca, spiega Guglielmo Loy, ha preso a riferimento una famiglia, composta da due lavoratori dipendenti, con due figli a carico, di cui uno minore di 3 anni, che frequenta l’asilo nido e l’altro che frequenta la scuola materna o elementare ed usufruisce del servizio di refezione scolastica.

La famiglia oggetto della ricerca, ha un reddito lordo di 36.000 ¤ annui (21.000 euro un coniuge e 15.000 euro l’altro), che corrispondono, una volta detratte le imposte, a 30.900 ¤ netti l’anno. La dichiarazione ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) di questa famiglia, con una casa di proprietà, corrisponde a 17.812 ¤ annui.

La retta per l’asilo nido è riferita sia alla frequenza a tempo pieno - circa 9 ore - che al tempo «normale», tipico delle città del Sud, in cui il servizio viene erogato con orari ridotti.

Ovviamente, i costi variano sensibilmente tra città e città, anche in relazione ai servizi offerti. Infatti vi sono Citta’ in cui le famiglie prese a riferimento pagano oltre 500¤  ed altre per le quali sono sufficienti meno di 150¤ mensili.

Il  dato sopra esposto conferma  tutta la nostra preoccupazione sulla perdita del potere di acquisto dei bilanci familiari dei lavoratori dipendenti. Abbiamo salutato con favore, pur se è una goccia in mare aperto, le detrazioni (del 19%) delle rette degli asili nido dalla dichiarazione dei redditi, ma crediamo che tali agevolazioni si debbano estendere a tutte le spese collegate alla frequenza della scuola (refezione scolastica, scuolabus, libri di testo, etc.).

Pur consapevoli del difficile stato dei conti pubblici a livello locale, in questo momento particolare di crisi occupazionale, chiediamo ai Comuni, che si apprestano a deliberare nei prossimi mesi i propri bilanci per il 2010, un gesto di RESPONSABILITA’ nel mettere in campo azioni concrete per la salvaguardia del potere di acquisto dei salari e delle pensioni.

In particolare, chiediamo un occhio di riguardo nei confronti di chi perde il lavoro o viene messo in cassa integrazione. Per questi lavoratori auspichiamo che i Comuni, tutti, mettano in atto politiche di riduzione delle rette scolastiche in modo proporzionale rispetto alla decurtazione dello stipendio che subiscono.

D’altronde, queste scelte, spesso frutto di accordi con UIL, Cisl e Cgil,  sono già state intraprese da alcuni Comuni capoluogo  «virtuosi» quali, tra gli altri, Bologna, Cremona, Novara, Rimini  e Ferrara.

Crediamo sia saggio che tutti i Sindaci compiano le stesse azioni «virtuose e responsabili» attuate in queste Città visto il boom del ricorso alla cassa integrazione ed agli altri ammortizzatori sociali che colpisce indiscriminatamente tutto il territorio del Paese.

Si tratta, conclude Loy, di dare un aiuto concreto a chi, a causa della crisi, vede ridotto il proprio reddito .

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