1 giugno 2020
Aggiornato 10:30
Politica. La «sfida» nel PDL

A Berlusconi la «conta» di Gubbio: Pdl è con me, Fini abbassi toni

Attesa per primo vis a vis. Ma c'è timore per spallata giudiziaria

ROMA - «Sarebbe meglio che la smettesse di alzare i toni. Questo scontro va a finire che farà male a tutti e due, ma credo che ad uscirne peggio sarà lui». Il messaggio, molto chiaro, viene fatto trapelare da un uomo molto vicino e Berlusconi. Il destinatario è un altrettanto chiaro Fini: «Non mollerà la presa», assicurano i suoi. Ma da palazzo Grazioli spiegano che il silenzio di oggi del premier non è sintomo di debolezza ma solo un nuovo tentativo di «fare buon viso a cattivo gioco» in attesa di un confronto diretto (domani ci sarà un primo contatto tra i due) che ormai manca da molto tempo.

E la forza di Berlusconi - comunque ancora irritato con il presidente della Camera - proviene soprattutto dalla constatazione che gli ex aennini non si siano particolarmente spesi per puntellare tesi e teoremi del presidente della Camera.

«Fini - è il ragionamento che viene svolto a Palazzo Grazioli - è convinto ancora che esistano due partiti. Ma qui di partito ce ne è uno solo, il Pdl, e lo tiene saldamente in mano Berlusconi». Il presidente del Consiglio insomma incassa la 'conta' di Gubbio e si appresta a ribadire la propria leadership del partito direttamente a Fini. L'incontro di domani sarà propedeutico a quello più approfondito che si terrà molto probabilmente a metà della prossima settimana, ma certamente servirà a Berlusconi per capire direttamente quali sono le intenzioni del presidente della Camera.

E questo, come viene riferito, perchè il Cavaliere - guardando soprattutto alla rinnovata intesa tra Fini e Casini - si starebbe chiedendo se dietro alla veemenza degli attacchi del primo e alle dichiarazioni del secondo, non si nasconda qualcosa di «più grande e ben più grave» di una partita politica. Anche se giocata su una posta molto alta: la successione alla guida del governo e del partito. Se oggi Berlusconi si è voluto informare direttamente con Montezemolo sulla sua sussurrata discesa in politica, ricevendo come assicurazione l'ennesima smentita, a continuare a preoccupare il premier ci sarebbe l'incubo di possibili spallate giudiziarie. Quel «sovvertimento democratico» il cui spettro è stato evocato ancora oggi da Denis Verdini e della cui esistenza - questo il timore più grande - Fini e Casini potrebbero già essere a conoscenza.

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