28 ottobre 2020
Aggiornato 06:30
Regole chiare ai comuni per convenzioni e appalti sui canili

Animali: stop a business randagismo

La LAV plaude all’ordinanza del sottosegretario Martini pubblicata in g.u.

La LAV accoglie con soddisfazione le disposizioni dell’Ordinanza del Sottosegretario alla Salute Francesca Martini, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 207 del 7 settembre 2009, che stabilisce i livelli essenziali di tutela e benessere che i Comuni sono tenuti ad assicurare agli ospiti dei canili.

«L’Ordinanza ministeriale rappresenta un importante e positivo passo in avanti nella tutela degli animali ricoverati nei canili e nella lotta al randagismo –  commenta Ilaria Innocenti, responsabile LAV settore Cani e gattiLa precisazione delle responsabilità dei Comuni e dei Sindaci in materia di gestione dei cani, nonché del loro benessere, e l’obbligo di sterilizzazione entro il termine di sessanta giorni, e comunque sempre prima dell’eventuale trasferimento in altro Comune, sono misure di fondamentale importanza al fine di identificare compiti e individuare modalità chiare e inequivocabili per tutelare gli animali da situazioni incompatibili con le loro caratteristiche etologiche e/o di maltrattamento, reprimere il fenomeno dei canili lager e prevenire la nascita di cucciolate indesiderate, anche qualora il cane venga adottato».

Il provvedimento, ribadendo come l’affidamento del servizio e gestione dei cani randagi da parte dei Comuni debba tenere conto della loro natura di esseri senzienti, dispone che in sede di bando di gara o di convenzione e di valutazione delle offerte siano previsti principi di prelazione a favore delle strutture gestite da associazioni onlus o enti morali aventi come finalità la protezione degli animali, a favore di strutture che garantiscono maggiore tutela della salute e del benessere, e che siano più vicine al luogo di rinvenimento dei cani.

L’Ordinanza, che blocca la possibilità di trasferimento e gestione dei cani attribuiti tramite regolare gara d’appalto a strutture incompatibili con il benessere degli animali, stabilisce inoltre che le strutture individuate dai Comuni non dovranno avere una capienza superiore ai 200 cani, o superare le 200 unità e prevedere la presenza di un medico veterinario libero professionista come responsabile sanitario.

Viene ribadita, inoltre, la precisa responsabilità del Sindaco anche nel caso di animali rinvenuti sul proprio Comune ma collocati in strutture che insistono su territorio non di sua competenza. Se collocati in altri Comuni o fuori Regione, il Comune dovrà informare del trasferimento il Servizio Veterinario ASL competente per territorio della struttura individuata e effettuare verifiche periodiche sullo stato di salute e benessere degli animali almeno una volta l’anno, e darne comunicazione al Consiglio comunale anche nel Rendiconto della gestione.

«La trasparenza dell’azione amministrativa, cui comunque per legge le amministrazioni sono tenute, è un elemento di fondamentale importanza per garantire una corretta ed efficace gestione dei fondi pubblici destinati al randagismo ed evitare gli usi impropriaggiunge Ilaria Innocenti L’obbligo di rendicontazione è inoltre importante per responsabilizzare i Comuni circa gli interventi da intraprendere anche per la futura gestione del problema affinando sempre di più le politiche di contrasto. Troppo spesso, infatti, le amministrazioni sottovalutano il randagismo e non dedicano a esso la necessaria attenzione con conseguenze negative per gli animali, ma anche per le persone».

Trasparenza, ma anche rafforzamento del principio di pubblicità: in ogni struttura dovrà essere garantita anche l’apertura al pubblico almeno 3 giorni a settimana, di cui uno festivo o prefestivo, per almeno 4 ore al giorno e attività che aumentino l’adottabilità dei cani. E’ prevista anche l’affissione presso l’albo pretorio o altri spazi pubblici di informazioni e foto dei cani adottabili e la pubblicazione sui siti web.

«Il problema dell’apertura al pubblico è particolarmente sentito in alcune realtà dove si ostacolano le adozioni e non è permesso ad alcuno di  entrare. Un diritto che invece è di ogni cittadino in quanto i cani ospitati sono pubblici e per il loro mantenimento tutti pagano le tasseprosegue Ilaria InnocentiImportanti anche le disposizioni secondo cui i Comuni e i Sindaci sono impegnati ad assicurare procedure efficaci di restituzione del cane al proprietario, nonché a prevedere l’accesso alla struttura e la presenza delle associazioni animaliste al fine di favorire l’adozione dei cani»

«Solo così oltre a evitare inutili esborsi per cani smarriti anziché randagi, si può implementare la civile cultura dell’adozione, curarne il buon esito, monitorare costantemente le condizioni degli animali e garantire quel turn over indispensabile per contrastare il randagismo e trovare una nuova famiglia agli animali vittima dell’abbandono», conclude Ilaria Innocenti.