17 ottobre 2019
Aggiornato 22:00
Una tradizione secolare che si rinnova

A Viterbo sfila il 3 settembre la Macchina di Santa Rosa

Il «Fiore del cielo», alto 30 metri e del peso di 5 tonnellate

VITERBO - Torna il 3 settembre, pochi giorni prima della visita papale stabilita per il 6 dello stesso mese, il Trasporto della Macchina di Santa Rosa: una tradizione secolare che si rinnova portando a Viterbo decine di migliaia di persone ad ammirare la torre, alta 30 metri e del peso di 5 tonnellate, che viene portata a spalle da 100 uomini per circa un chilometro e mezzo.

Un percorso suggestivo che sfila lungo le vie medievali della cittadina laziale totalmente al buio, mentre la 'torre' è illuminata artisticamente. La 'macchina' di Santa Rosa, che viene scelta ogni cinque anni con un concorso bandito dall'amministrazione, quest'anno ha l'evocativo nome di «Fiore del cielo»: un progetto dove tradizione ed innovazione si fondono, realizzato da Architecture and Vision un team di progettazione internazionale costituito dagli architetti Arturo Vittori, italiano e Andreas Vogler, svizzero.

Il basamento richiama gli elementi architettonici dei quartieri medioevali di Viterbo, come le scalinate e le fontane, e quelli iconografici tipici della città, come i leoni e le palme. Al di sopra, tre grandi eliche si avvolgono verso il cielo accompagnate da nove angeli trionfanti. «Fiore del Cielo» è illuminata da centinaia di candele e impreziosita da migliaia di rose rosse. All'interno tre globi di diversi colori rappresentano le fasi della vita di Santa Rosa: l'ultimo la sostiene in una nuvola di luce. Il «Fiore del cielo» è fatto in acciaio, alluminio, polistirolo, stucco, pittura ad acqua, la struttura consta di un traliccio in acciaio e alluminio. Illuminata a led e candele di color oro, rosso, verde, ocra, la macchina è decorata da 1.000 rose in tessuto ignifugo.

L'evento prende spunto da un evento che si fa risalire alla seconda metà del 1200: a Viterbo viveva all'epoca una ragazza povera di famiglia, ma ricca nello spirito. Rosa si distingue sin da giovanissima per le sue opere di carità e per l'attenzione verso gli ultimi, per il coraggio con cui, in una città provata dalle lotte tra guelfi e ghibellini, sceglie la Chiesa e il Papa e subisce l'esilio da parte di Federico II, del quale prevede la morte. Gli stenti del duro esilio fermano la vita di Rosa a soli 18 anni. Papa Alessandro IV la sogna, la fa esumare dalla fossa dei poveri pochi mesi dopo la sua morte: la trova intatta. Con quattro cardinali, la fa trasportare al monastero che insieme alla chiesa saranno a Lei dedicati. E' questo il primo Trasporto. Il baldacchino che trasporta la Santa negli anni seguenti cresce, si arricchisce di elementi rappresentativi della città, diventa la Macchina che ancora oggi, dopo secoli, ricorda la straordinaria vicenda di quella che tutti chiamano «la Santa Bambina».