22 settembre 2019
Aggiornato 01:00
Immigrazione

Irregolari: intervenire per evitare effetti retroattivi nuova legge

Lettera aperta della UIL a Governo e Parlamento

ROMA - Con l’entrata in vigore della nuova legge sulla sicurezza, il reato di immigrazione clandestina – applicandosi anche al soggiorno – avrà di fatto un effetto retroattivo sull’esercito di lavoratori irregolari valutabile in oltre un milione di stranieri.
In una lettera aperta a Governo e Parlamento, illustrata dal Segretario confederale Guglielmo Loy, la Uil prende posizione sul ddl 733 b e sui suoi effetti in materia di immigrazione.

EVITARE CRIMINALIZZAZIONE - «Pur non condividendo la nuova legge, crediamo – precisa Loy – che si debba giungere ad un accordo tra Governo e parti sociali al fine di evitare una situazione di criminalizzazione diffusa di chi – pur in forma irregolare – è venuto qui per vivere onestamente ed è presente sul territorio al momento di entrata in vigore della nuova legge».
«L’effetto della nuova legge –secondo Loy - rischia di essere catastrofico: con datori di lavoro costretti a licenziare e funzionari dei pubblici servizi costretti a denunciare, per non essere a loro volta passibili di reato di omissione».

FRATTURA NELLA CONVIVENZA CIVILE - Per la Uil «va trovata una soluzione per evitare questa frattura nella convivenza civile e va trovata subito, prima dell’entrata in vigore del nuovo dispositivo».
Come nel 2002 con l’approvazione della Bossi – Fini, anche oggi sono cambiate le regole del gioco: è dunque logico e di buon senso dare la possibilità, a chi ha un lavoro e un posto dove vivere, di uscire dalla trappola della clandestinità.

LAVORO IRREGOLARE - Una possibile soluzione – secondo quanto si legge nella lettera aperta a Governo e Parlamento pubblicata sul sito della Uil - non potrà riguardare solo l’area dei servizi alla persona, in quanto «in edilizia, in agricoltura e nel commercio ed altri settori dell’economia vi sono situazioni di forte presenza del lavoro etnico irregolare e spesso condizioni di estremo sfruttamento».

Qualsiasi provvedimento, dunque, deve riguardare chiunque abbia un lavoro onesto dimostrabile prima dell’entrata in vigore del ddl 733.
La Uil suggerisce, dunque, lo strumento della regolarizzazione «ad personam» (anche per non incorrere nelle critiche della UE). Il meccanismo potrebbe essere quello di verificare l’esistenza del datore di lavoro al momento della richiesta del lavoratore immigrato, al quale viene chiesto di confermare la volontà di assumere, pagando contestualmente tre mesi di mesi di contributi INPS (così come accadde nel 2003).

«Con la lettera – conclude Loy – si chiede un intervento immediato dell’Esecutivo e l’appoggio del Parlamento per una soluzione equa, umana ed efficace al dramma di milioni di lavoratori stranieri onesti ed alle difficoltà che verranno a datori di lavoro e famiglie italiane con l’entrata in vigore del ddl sicurezza».