21 settembre 2019
Aggiornato 02:00
Immigrazione clandestina

Firme PD-PDL su proposta legge sanatoria per 360mila

Bonino: «C'è copertura». Baldassarri: «Su bisogni non decida Stato»

ROMA - Una proposta di legge bipartisan, firmata da 47 senatori del Pd, del Pdl, dell'Udc e del gruppo misto, è stata presentata al Senato (e riproposta alla Camera) con lo scopo di far emergere dalla clandestinità 360mila immigrati: si tratta di quanti, in occasione dell'ultimo decreto flussi (2007), avevano i documenti in regola ma sono stati scartati perché il numero delle domande eccedeva la disponibilità di permessi di soggiorno fissata per legge. «Legalità e stato di diritto - osserva la vicepresidente del Senato Emma Bonino (radicale, gruppo Pd) nella conferenza stampa a palazzo Madama - sono il miglior modo per combattere l'insicurezza e le paure».

Dal canto suo Mario Baldassarri (Pdl), presidente della commissione Finanze del Senato, contesta il principio delle quote per i permessi, insito nel decreto flussi: «Da liberale penso che non sia lo Stato a decidere i bisogni dei cittadini, delle famiglie e delle imprese». Anzi, «è il marxismo-leninismo che stabilisce che è lo Stato a dover decidere per i cittadini, perché i loro bisogni individuali sono sbagliati». Il principio è che se datori di lavoro e immigrati si sono 'autodenunciati', vuol dire che è emerso «un pezzo di domanda», cui lo Stato deve rispondere «agevolando l'erogazione di questi servizi privati, ai quali spesso, come nel caso delle badanti, non c'è alternativa». Bonino contesta l'idea, avanzata da qualche esponente della maggioranza e del Governo, di regolarizzare solo le badanti: «La discriminazione per mestiere non è ammessa dalla Costituzione», dice.

Tra i presenti il senatore del Pd Pietro Ichino, noto giuslavorista, che sottolinea anche «il beneficio per l'erario» che si avrebbe con l'emersione di una tale massa di lavoratori in nero. A suo giudizio, oltre un miliardo di euro tra tasse e contributi previdenziali. Quanto alla copertura finanziaria della legge, «non c'è nessun aggravio di spesa per lo Stato, è previsto che ogni datore di lavoro, nel presentare la domanda, versi 100 euro forfettari per coprire il disbrigo della pratica», precisa Bonino.

La clandestinità è diventata reato con l'approvazione del ddl sicurezza, e questo comporta il rischio di espulsione per gli immigrati e di un'accusa di favoreggiamento per i datori di lavoro: la proposta di sanatoria offre la possibilità ai datori di lavoro italiani di presentare domanda per tutti quegli immigrati già in regola con i documenti nel 2007 «ma rimasti nel limbo - dice Bonino - e mandati all'inferno dalla nuova legge sulla sicurezza». Ci sarebbe tempo fino a dicembre per presentare le domande, poi le questure avrebbero due mesi di tempo per verificare la correttezza della documentazione, poi un altro mese per convocare il richiedente e consegnargli il nulla osta per il contratto di lavoro. Qualora non lo facessero, lo stesso presentatore della domanda potrebbe utilizzare una sorta di silenzio assenso e richiedere il nulla osta.

Il percorso della proposta è articolato: come provvedimento a sé è stato presentato nei due rami del Parlamento, ma nella giornata di oggi è stato depositato anche al Senato come subemendamento al ddl 1167 sul 'lavoro pubblico e privato' che contiene anche delle norme per l'emersione del lavoro nero, e alla Camera come emendamento al ddl 2561, che converte in legge il cosiddetto 'decretone' anticrisi.