11 luglio 2020
Aggiornato 03:00

G8: le tendopoli di Paganica tra disagi, speranza e indifferenza

Gli abitanti: «Grandi della terra non spengano riflettori su noi»

L'AQUILA - La buona notizia è che lunedì, in zona Concia, prendono il via i lavori per la costruzione delle prime case a modulo; quella meno buona è che settembre si avvicina e il freddo fa paura, anche più del terremoto. Siamo a Paganica, campo numero 5, 264 ospiti al censimento di due giorni fa, più un cane mascotte e due gattini adottati nella tendopoli gestita dalla Regione Lombardia. Il campo San Giustino, 70 i volontari impegnati, è l'ultimo allestito dopo il sisma del 6 aprile; è il più giovane ed è quello che chiuderà per ultimo rispetto agli altri.

Paganica, frazione dell'Aquila a sei chilometri di distanza, è uno dei centri maggiormente colpiti dal sisma: il 32% delle sue abitazioni è gravemente danneggiato e segni del terremoto sono ancora evidenti per le strade del centro storico. Il suo territorio è tagliato in due dalla faglia sismica che dal paese prende il nome. «Qui il terreno è sprofondato di 70 centimetri», racconta Giuseppe Russo, originario di Paganica e membro del comitato San Giustino, che ormai, si può dire, co-gestisce il campo assieme alla Protezione civile in un perfetto esempio di integrazione. Quella stessa integrazione che, ci dice Russo, si sta creando tra abruzzesi e macedoni all'interno del campo: «Siamo metà e metà. Si convive bene, forse meglio di quanto non accadesse prima del terremoto».

Qui il G8 è vissuto tra disagi, speranza e un po' di indifferenza. «Ci sentiamo oppressi dal fatto che L'Aquila sia militarizzata - afferma Russo -. La zona rossa sta creando qualche problema all'interno dello stesso campo, dove è difficile rifornirci dei materiali necessari, così come c'è un rallentamento nella fornitura per le cucine». I controlli delle forze di Polizia schierate in gran numero a volte appaiono «troppi», al punto da far pensare che «visti i disagi, sarebbe stato meglio non spostare il G8 da La Maddalena a L'Aquila». Non solo: la zona rossa «sta provocando problemi anche nella gestione dei rifiuti perché spesso - prosegue - i camion per la raccolta non possono uscire dalle basi e qui al campo i rifiuti non vengono ritirati con la frequenza di prima».

La gente della tendopoli chiede soprattutto strutture burocratiche più snelle per far fronte ai bisogni quotidiani e si auspica che i centri di comando preposti riescano a velocizzare le diverse richieste. Che cosa si chiede al G8 in particolare? «I Grandi della terra - risponde Russo - ci sorvolano dall'alto con i loro mezzi e sembrano lontani da noi. Ma se dovessi mandare loro un messaggio direi: 'non abbandonateci e ricordate che a noi servono più case e meno chiese, il loro recupero è importante ma prima ci sono cose più importanti'». Ad esempio, sostiene l'esponente del comitato San Giustino, è necessario «proteggere le nostre case e tutto quello che è rimasto là dentro dopo il terremoto; però, non ci sono posti dove possiamo portare le nostre cose e metterle così al sicuro».

Lunedì partiranno i lavori per le case, ricorda Antonio Ferella, consigliere della circoscrizione di Paganica e anch'egli membro del comitato San Giustino. «Dovrebbero alleviare i disagi degli sfollati - afferma -. Paganica conta 6mila abitanti e ci vogliono almeno mille moduli abitativi per circa 2mila persone. Sappiamo che le case non basteranno per tutti. Gli altri cittadini si sistemeranno nelle case in affitto che si stanno individuando oppure negli hotel sul territorio». Secondo Ferella è stato giusto spostare il G8 a L'Aquila perchè «bisogna mantenere alta la tensione sul territorio attraverso questo vertice. Non bisogna spegnere i riflettori su questa realtà».

A Paganica, come in altri comuni limitrofi, si convive con le scosse di terremoto che sono continue. «Quando ne sentiamo una - chiosa Giuseppe Russo - ci manca il respiro. Anche se siamo nella tenda e non abbiamo un tetto sulla testa che possa crollare la voglia di scappare viene sempre».