20 giugno 2024
Aggiornato 11:00
SALUTE

Intervento eccezionale a Pavia su un tumore al pancreas

Trattato e risolto in 3 sedute con una tecnica mini-invasiva

PAVIA - Eccezionale intervento al Policlinico San Matteo di Pavia dove in tre sedute con tecnica mini-invasiva è stato trattato e risolto un tumore endocrino del pancreas in un'anziana paziente. Si tratta del primo caso di trattamento del pancreas per via percutanea. La paziente ora sta bene, la guarigione è completa e i valori ematochimici precedentemente anormali sono tutti rientrati nella norma.

Il trattamento di termoablazione per via percutanea è stato eseguito dal professor Sandro Rossi, direttore della struttura di medicina vi ed ecografia interventistica. «Tradizionalmente in caso di tumori come questi - spiega Rossi - si procede all'asportazione chirurgica della testa del pancreas. La mortalità perioperatoria è di circa il 10% e i tempi di degenza sono piuttosto lunghi. Si tratta certamente dell'intervento di chirurgia addominale in assoluto più complicato, soprattutto perché il pancreas è un organo localizzato profondamente nell'addome su cui è difficile agire. Nel caso della paziente in questione, il tumore aveva raggiunto la dimensione di 2 cm e già nel corso della prima applicazione è stato distrutto il 90% del tumore. In tre sedute, di 10 minuti l'una, si è ottenuta la completa distruzione di tutto il nodulo».

La tecnica mini-invasiva di termoablazione a radiofrequenza consiste nell'inserimento attraverso la cute, per mezzo di una guida ecografica, della punta di un ago-elettrodo all'interno del nodulo tumorale (l'ago-elettrodo è un ago sottile isolato con materiale plastico per tutta la sua lunghezza eccetto che sulla punta). L'ago-elettrodo attivo e un elettrodo passivo vengono collegati ad un generatore di energia a radiofrequenza che, una volta attivato, determina la formazione di calore nel tessuto attorno alla punta dell'ago-elettrodo attivo. Il calore generato si diffonde al tessuto circostante determinandone la necrosi. La procedura termina quando il volume di necrosi creato è grande come il tumore che si vuole distruggere. La procedura viene eseguita in anestesia locale ed è necessario che il paziente rimanga a digiuno dalla sera precedente.

Negli ultimi 7 anni l'équipe del professor Rossi ha trattati con tecniche mini-invasive oltre mille pazienti affetti da tumore epatico di cui circa due terzi con tumore primitivo (carcinoma epatocellulare) ed un terzo con metastasi epatiche da carcinoma del colon.