5 giugno 2020
Aggiornato 13:30
Per una soluzione ragionevole e non ideologica

Cordone ombelicale: ripartiamo dai numeri

Intervento della senatrice Donatella Poretti, Radicali - Pd, segretaria commissione Igiene e Sanità

ROMA - Il ministero del Lavoro, Politiche Sociali e Salute, attraverso il sottosegretario alla Salute Francesca Martini, ha risposto ad una interrogazione sulla conservazione delle cellule staminali da cordone ombelicale (1). Un'occasione per -numeri e cifre alla mano così come riportato e commentato in basso, deve servire per ripartire e trovare soluzioni ragionevoli e non ideologiche.

La materia è normata da ordinanze governative dal 2002, mentre una legge di iniziativa parlamentare è stata spazzata via con un voto di fiducia prima ancora che riuscisse ad entrare in vigore. Ora il sottosegretario Martini preannuncia 15 milioni di euro per le biobanche pubbliche, ma non si capisce la direzione di marcia. Solo una cosa è chiara: a fronte dei grandi numeri delle donne che vogliono conservare il cordone del neonato, la rete pubblica è inadeguata e piena di sprechi. Un privato autorizzato e convenzionato da normative europee può ad esempio operare in Germania o in Gran Bretagna ma non in Italia. A queste condizioni, testimoniate dai dati, ha senso continuare ad impedire la conservazione autologa e le biobanche private?

Vediamo cosa accade. Nel 2008 a fronte di 11.517 unità di sangue cordonale donate e raccolte nei punti nascita, solo 3.167 sono risultate idonee e conservate nelle banche pubbliche. Le richieste di conservazione autologa per patologia in atto o in famiglia, così come autorizzata dall'ordinanza, sono state 305 e 304 quelle conservate, ossia senza quello scarto che avviene nella donazione. Ma se si scoraggia la conservazione autologa perché si dice che non è dimostrata la sua utilità scientifica, perché poi si sostiene che nei casi di patologie in atto (o in famiglie che presentano rischi di malattie genetiche ereditarie) l'utilità' della conservazione autologa è dimostrata scientificamente e ritenuta valida clinicamente? La contraddizione balza agli occhi così come lo scarto tra unità donate (11.517) e conservate (3.167) che, non essendo altrettanto nella conservazione autologa autorizzata, fa emergere il dubbio sulla qualità del servizio atto alla raccolta (il saba to e la domenica le biobanche sono chiuse e non raccolgono, etc.).

La domanda sorge legittima: a che serve questa divisione per Regioni? D'accordo che l'attuale organizzazione della Sanità è regionale, ma per questo servizio l'istituzione di alcune banche nazionali servirebbe lo stesso alla bisogna, e abbasserebbe notevolmente i costi dando un servizio migliore: visto che le staminali del cordone si portano oltreoceano velocemente e senza problemi, altrettanto potrebbe essere fatto in poche ed efficienti biobanche nello Stivale.

Tutt'altra situazione nei numeri della conservazione autologa in biobanche private all'estero: una crescita impressionante che non trova riscontro nelle campagne per disincentivare questa pratica:
2005 - 28 autorizzazioni;
2006 - 1.668 autorizzazioni;
2007 - 6129 richieste - 5419 autorizzazioni;
2008 - 12.348 richieste - 10.458 autorizzazioni;
2009 - (gennaio-aprile) - 4.955 richieste - 4.763 autorizzazioni.

Classifica in rapporto ai nati (nostra elaborazione su dati ministero)

Regione. N. banche. Cordoni conservati. Nati. % sui nati
Lombardia: 2; 934; 90309; 1,03%
Campania: 1; 510; 55656; 0,92%
Liguria: 1; 104; 11353; 0,92%
Toscana: 2; 277; 30896; 0,90%
Abruzzo e Molise: 1; 114; 12944; 0,88%
Emilia Romagna: 1; 305; 38386; 0,79%
Veneto: 3; 291; 44395; 0,66%
Puglia: 1; 225; 35089; 0,64%
Calabria: 1; 79; 16599; 0,48%
Piemonte e VdA: 1; 108; 37504; 0,29%
Lazio: 3; 145; 52567; 0,28%
Sicilia; 1; 75; 45626; 0,16%

totale banche: 17
totale cordoni conservati: 3167
totale nati: 471324

Note:
- Il numero delle biobanche non corrisponde al numero delle Regioni che, invece, hanno una specifica amministrazione territoriale della Sanità. Non ci sono biobanche in Basilicata (1), Friuli Venezia Giulia, Marche, Sardegna (2), Umbria, Trentino Alto Adige e Umbria.
- Il Molise e la Valle d'Aosta sono accorpate rispettivamente ad Abruzzo e Piemonte, perché, non avendo biobanche sul loro territorio, si sono convenzionate con queste Regioni.
- In Sicilia l'unica biobanca è quella di Sciacca, molto famosa nel mondo, e che attualmente è fortemente ridimensionata per indagini giudiziarie sui relativi appalti.
- In Lombardia non compare la Bamco di Mantova, che' è l'unica banca privata italiana autorizzata dalla specifica Regione (unica anomalia in Italia).
- Da notare la enorme differenza tra Lombardia (934) e Lazio (145). Nella prima ci sono due biobanche (Milano con 705 conservazioni e Pavia con 229), in Lazio ce ne sono tre, tutte a Roma: Tor Vergata 58; Umberto I 75; Gemelli 12 (quest'ultimo è l'ospedale vaticano per eccellenza).

(1) http://blog.donatellaporetti.it/?p=598
(2) quella di Matera è stata chiusa in seguito ad una vicenda mai chiarita (persi tutti i 500 cordoni conservati) su cui pende una interrogazione: http://www.radicali.it/view.php?id=140334
(3) l'Asl di Olbia ha fatto una convenzione con una biobanca all'estero, nella Repubblica di San Marino, mentre il sottosegretario nella risposta all'interrogazione ha preannunciato l'apertura di una specifica biobanca.

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