7 giugno 2020
Aggiornato 02:30
Parlamento Italiano

Berlusconi: Inutili Camere così. Fini: Inaccettabile depotenziarle

Franceschini: «Ormai si sente Napoleone». Casini: «Nulla di nuovo»

ROMA - Il Parlamento italiano «è pletorico»; le Camere pletoriche «sono inutili e controproducenti». Silvio Berlusconi si ferma qui, non completa il sillogismo, ma l'affondo contro il potere legislativo lanciato dal palco dell'Assemblea di Confindustria è comunque durissimo. Immediata la replica di uno dei due presidenti delle Camere, Gianfranco Fini, che sottolinea come il Parlamento è «un interlocutore ineludibile, qualificato e impegnato», «forse pletorico ma non certo inutile né controproducente».

POLEMICHE - Ma il premier aveva messo in conto le polemiche, conosceva benissimo la reazione che avrebbe provocato: «Ora diranno che offendo il Parlamento, ma questa è la pura realtà», era stata la premessa. E allora ecco la verità sul Parlamento secondo il premier: «Il presidente del Consiglio non ha nessun potere, perché la Costituzione è stata scritta dopo il ventennio fascista e tutto il potere è stato dato al Parlamento che è pletorico: sono 630 deputati, ne basterebbero 100 come il Congresso americano». E poco dopo: «Le assemblee pletoriche sono inutili e addirittura controproducenti. Ci sono alcuni parlamentari che non si vedono mai, perché sono imprenditori, perché sono professionisti, e hanno cose più importanti da fare che stare lì per un giorno con le mani dentro la scatoletta del voto e votare cose che nessuno può sapere cosa sono perché quando ci sono 400 emendamenti.. Come si vota? Si guarda il capogruppo che indica con il pollice e si vota come dice il capogruppo». Bisognerebbe dunque ridurre il numero dei parlamentari, secondo il premier, ma per una riforma di questo «servirebbe un disegno di legge di iniziativa popolare perché non si può chiedere ai capponi o ai tacchini di anticipare il Natale».

FINI - La replica del Presidente della Camera arriva nero su bianco, diretta ed esplicita: «L'Assemblea di Montecitorio - afferma Fini in una nota - può essere giudicata, con i suoi 630 membri, pletorica ma certo non può essere definita né inutile né controproducente». Comunque «ridurre il numero dei parlamentari è ipotesi largamente condivisa», così come «ridefinire ruolo e funzione del Parlamento è possibile, anche alla luce dei diversi ordinamenti costituzionali democratici dei Paesi occidentali. Sarebbe invece inaccettabile - avverte Fini - la privazione del Parlamento, in quanto espressione della sovranità popolare, delle sue essenziali funzioni di indirizzo generale, di controllo dell'operato del Governo, di esercizio del potere legislativo». Per il sottosegretario alla Presidenza Paolo Bonaiuti, però, non c'è alcuno scontro, anzi: » «Il Presidente Fini conferma quello che ha dichiarato stamattina il Presidente Berlusconi. E' auspicabile una riduzione del numero dei parlamentari, mentre le funzioni di indirizzo generale, di controllo dell'operato del governo e di esercizio del potere legislativo sono imprescindibili».

Ma non è la prima volta che Berlusconi insiste su questo tasto, e non è la prima volta che Fini gli risponde duramente. Un vecchio pallino del premier è la proposta di far votare in Aula il solo capogruppo, rilanciata anche a marzo. Anche in quell'occasione, la risposta di Fini era stata gelida: «Già l'aveva avanzata, ed era caduta nel vuoto. Accadrà la stesa cosa anche stavolta, perché è una proposta impossibile». Ma lo scontro tra Berlusconi e Fini sul bilanciamento dei poteri tra l'Esecutivo e il Legislativo percorre tutta la legislatura e come un fiume carsico spesso riaffiora: ad ottobre il presidente di Montecitorio aveva esplicitamente invitato il Governo a «non abusare» della decretazione, invito rinnovato anche a gennaio aveva; a novembre invece lo scontro si era consumato sul maxiemendamento alla Finanziaria su cui il Governo avrebbe voluto porre la fiducia, strozzando il dibattito: «Tra l'assalto alla diligenza e il far discutere il provvedimento c'è una bella differenza», aveva sottolineato Fini.

OPPOSIZIONE - A difesa del Parlamento interviene tutta l'opposizione. Il segretario del Pd Dario Franceschini «ormai crede di essere Napoleone, si crede sopra la legge e la morale: gli italiani ci pensino mille volte prima di votarlo». Pierluigi Bersani denuncia poi che il premier «inserisce veleni nella democrazia e con gli attacchi al Parlamento tende a picconare la Costituzione materiale». Sarcastica la risposta di Pier Ferdinando Casini, leader Udc: «Che Berlusconi pensi che il Parlamento sia un ente inutile è noto, basti vedere chi ha mandato in Parlamento». Durissimo il capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera Massimo Donadi: «Le offese al Parlamento sono l'anticamera del regime. Ci appelliamo al presidente della Repubblica ed ai presidenti di Camera e Senato affinché intervengano per difendere le istituzioni, umiliate dalle parole del capo del governo». E l'appello diretto al presidente di palazzo Madama ad intervenire arriva anche dalla capogruppo del Pd Anna Finocchiaro che in Aula chiede: «Cosa pensa il presidente Schifani delle dichiarazioni del presidente del Consiglio sui tacchini e sui capponi in Parlamento?».

MAGGIORANZA - Ma anche dalla maggioranza arrivano distinguo, come quello del leghista Roberto Calderoli, che per mesi in Parlamento si è confrontato con l'opposizione arrivando ad un'approvazione a larga maggioranza del federalismo fiscale e che proprio ora sta iniziando a lavorare sulle riforme istituzionali: il metodo usato per il federalismo va applicato anche alle altre riforme, e così «se ci siamo tutti, facciamo tutto: tacchini, capponi, codice delle Autonomie... Se invece prevalgono logiche corporative avremo preso in giro anche in questa legislatura chi vuole le riforme».

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