12 marzo 2026
Aggiornato 11:39

Federalismo: domani ok definitivo, Lega e Pd: Il dialogo funziona

Franceschini: «Grazie a noi testo migliore». Bossi: «Vigiliamo»

Ad un anno esatto dall'insediamento della XVI legislatura, domani il ddl di delega al Governo sul federalismo fiscale sarà approvato in via definitiva dal Senato. Un risultato del dialogo, commentano dalla Lega; ma anche il Pd coglie l'occasione per dire che il Parlamento può essere messo in grado di lavorare, e può anche «migliorare» i testi presentati dal Governo.

La tappa finale del provvedimento bandiera della Lega arriverà in serata: in giornata verranno, esaminati, e sicuramente respinti, i 53 emendamenti presentati; dalle 19 inizieranno le dichiarazioni di voto; un'ora dopo dovrebbe arrivare il via libera. A favore voteranno ovviamente Pdl e Lega, ma anche l'Italia dei Valori dovrebbe confermare il 'sì' già pronunciato alla Camera, così come l'Udc conferma il suo 'no'. Resta invece orientato sull'astensione il Partito Democratico, che ha chiesto ulteriori modifiche per dire 'sì' al ddl: richiesta che resterà inevasa, perchè la maggioranza non ha alcuna intenzione di tornare alla Camera per una quarta lettura. Sul punto è stato esplicito il leader della Lega Umberto Bossi: «Non ci facciamo fregare. Se approviamo qualche emendamento qui in Senato, poi la Camera li boccerebbe, e il ddl inizierebbe un moto perpetuo tra Senato e Camera...». Insomma, «perderemmo un sacco di tempo», mentre la Lega vuole chiudere al più presto la partita e per questo «continueremo a vigilare».

Ma il Pd, pur con qualche riserva (Follini conferma il suo 'no') può essere soddisfatto del lavoro svolto nella 'navetta' del ddl tra Montecitorio e palazzo Madama: «Abbiamo migliorato il testo», rivendica il segretario Dario Franceschini. Il ddl «ha rischiato di essere - dice il leader del Pd - un altro tradimento per il Sud, dinanzi alla proposta di Calderoli che era contro il Sud, aumentava le disuguaglianze, rompeva l'unità di Italia nei meccanismi di solidarietà». Di fronte a questo disegno iniziale il Pd «poteva mettersi a gridare che era sbagliato, sarebbe stato più facile e quella sarebbe diventata una legge dello Stato contro il Sud». Invece «abbiamo scelto una strada più responsabile, quella di migliorare il provvedimento, evitando che fosse contro una parte d'Italia qual è il Mezzogiorno. Quel provvedimento è migliorato e noi crediamo - insiste Franceschini - di aver scelto la strada più utile per la gente del Mezzogiorno». Walter Vitali, che del ddl è relatore di minoranza al Senato, elencando invece le «vittorie» come l'istituzione della commissione bicamerale ad hoc per il controllo dei decreti attuativi della legge delega; la totale scomparsa della previsione della territorialità dell'imposta e l'abolizione dell'aliquota riservata Irpef per le Regioni; il patto di convergenza dinamico; le modifiche al meccanismo di perequazione.

Resta poi il punto politico più rilevante, ovvero il lavoro continuo di confronto sul merito del testo portato avanti dal ministro Roberto Calderoli con l'opposizione. La rapida approvazione del ddl sul federalismo fiscale «è la dimostrazione che questa può davvero essere una legislatura costituente», dice il ministro leghista. Il fatto che «una riforma di questa portata, presentata dal Governo a ottobre 2008, diventi legge entro aprile con la condivisione di maggioranza e opposizione, è la dimostrazione che il dialogo è la strada maestra per le riforme». In questo modo, insiste Calderoli fornendo un assist all'opposizione, si possono approvare «non solo decreti legge, ma anche disegni di legge importanti». Raccoglie l'invito Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd in Senato: «Una legge di questa portata che viene approvata ad un anno dall'inizio della legislatura, dimostra che quando si dialoga e le commissioni parlamentari e l'Aula sono un luogo di ascolto vero e reciproco, il Parlamento può lavorare, e bene. Altro che decreti legge...».