23 febbraio 2020
Aggiornato 12:30
Riforme

Arriva Codice Autonomie: meno Province e meno Consiglieri

Mercoledì il testo Maroni-Calderoli all'esame delle Regioni

ROMA - Meno province, soppressione delle circoscrizioni nelle città con meno di 250mila abitanti, soppressione delle comunità montane, degli enti parco regionali e degli enti di bonifica. Ma anche meno consiglieri negli enti locali, e massimo 12 assessori. Sono i punti salienti della bozza, ancora decisamente provvisoria, del Codice delle Autonomie che il Governo porterà mercoledì prossimo alla Conferenza delle Regioni.

Il Codice delle Autonomie è uno dei tasselli mancanti per la riforma federalista: individua infatti funzioni e competenze dei diversi livelli di governo. Ma con l'occasione, il Governo intende intervenire anche per «razionalizzare le modalità di esercizio» delle autonomie locali, «favorirne l'efficienza e l'efficacia e ridurne i costi». Ecco allora che la bozza del ddl, preparata dal ministro dell'Interno Roberto Maroni e da quello della Semplificazione Roberto Calderoli, «modifica la composizione dei consigli e delle giunte degli enti locali, prevedendo una significativa riduzione del numero di consiglieri ed assessori» e stabilisce le modalità per sopprimere le «province inutili».

CONSIGLI E GIUNTE: I consigli comunali potranno contare al massimo 40 membri nei comuni con popolazione superiore a 500.000 abitanti, fino a scendere a un minimo di 6 membri nei comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti. I consigli provinciali potranno invece avere un massimo di 30 membri nelle province con popolazione residente superiore a 1.400.000 abitanti, per scendere gradualmente fino a un mino di 12 membri nelle province con meno di 300mila abitanti. Quanto alle Giunte, sia quelle comunali che quelle provinciali, «sono composte rispettivamente dal sindaco e dal presidente della provincia, che le presiedono, e da un numero di assessori, stabilito dagli statuti, che non deve essere superiore a un terzo, arrotondato aritmeticamente, del numero dei consiglieri comunali e provinciali, computando a tale fine il sindaco e il presidente della provincia». In ogni caso, il numero degli assessori non potrà essere «superiore a dodici». Infine, nei comuni con popolazione inferiore ai 1.000 abitanti, «i componenti della giunta non hanno diritto ad alcuna indennità».

SOPPRESSIONE PROVINCE INUTILI: Viene regolata dall'articolo 6 della bozza del testo alla soppressione di province. Viene delegato il Governo (in particolare i tre ministri leghisti Bossi, Maroni e Calderoli, insieme a Renato Brunetta) a disporre la soppressione di singole province giudicate «inutili» in base «all'entità della popolazione di riferimento, ai costi di gestione, all'imprescindibilità e all'efficacia delle funzioni svolte in relazione alla conformazione del territorio di riferimento, all'estensione del medesimo territorio, all'efficienza e all'efficacia dell'azione amministrativa svolta, all'estensione e alla conformazione delle province contigue».

COMUNITA' MONTANE E ENTI PARCO: La bozza prevede che a decorrere da poco meno di un anno (360 giorni) dall'entrata in vigore della legge siano soppresse le comunità montane, gli enti parco regionali, i consorzi di bonifica, le Autorità d'ambito territoriale. Vengono ovviamente disciplinati i trasferimenti delle funzioni degli enti soppressi: per le Comunità montante i comuni interessati possono «istituire forme di collaborazione», mentre le province gestirano gli interventi speciali per la montagna; per i parchi, le funzioni vengono trasferite alle province e alle Regioni. Soppressione anche per le circoscrizioni comunali, ossia gli organismi di governo dei quartieri previste per i centri con più di 100 mila abitanti: resteranno solo nei comuni capoluoghi di Regione e nei comuni con più di 250mila abitanti.