22 gennaio 2020
Aggiornato 23:00

Englaro, Beppino cittadino onorario Firenze, Pdl protesta

«Eluana amava la città, questo riconoscimento è per lei»

FIRENZE - «Ne abbiamo bisogno, di queste persone», esclama una voce nel Salone dei Duecento di Palazzo Vecchio, mentre alcuni minuti di applausi scroscianti accolgono l'ingresso in aula di Beppino Englaro, nuovo cittadino onorario di Firenze dopo la controversa votazione in Consiglio Comunale lo scorso 9 marzo. I consiglieri del Popolo della Libertà, in segno di protesta contro quella decisione, oggi hanno lasciato l'aula: «Gli assenti hanno sempre torto», ha replicato il presidente dell'assemblea, Eros Cruccolini, uno dei più accesi sostenitori del riconoscimento per il padre di Eluana Englaro.

Il sindaco Leonardo Domenici era assente per impegni dell'Anci. «Questa è una cittadinanza onoraria a Eluana, io le ho solo dato voce», ha spiegato Englaro, prendendo la parola e lodando «lo spirito di indipendenza e libertà» di Firenze, una città che la giovane aveva visitato con la famiglia pochi anni prima di scivolare nel suo coma senza fine: «Amava questa città, ne era rimasta affascinata», ha aggiunto dopo, sottolineando che «lo spirito fiorentino e lo spirito di mia figlia sono in perfetta armonia, irriducibili contro tutte le forme di oppressione». Englaro ha riconosciuto che queste «sono problematiche molto difficili, e l'approfondimento non è facile: io stesso ci ho messo molto tempo a capire. E' l'argomento del fine vita che è tremendo e che spacca le coscienze. Sarà il tempo a chiarire».

Cruccolini ha difeso la decisione del Consiglio: «Le istituzioni sono laiche - ha sottolineato - e laicità vuol dire che non ci devono essere interferenze da parte di nessuno. Secondo il presidente del Consiglio comunale, «in democrazia bisogna accettare ciò che democraticamente la maggioranza decide». E per Cruccolini il dibattito «è stato un confronto alto e civile dove ognuno ha preso la propria posizione, personale, non facendosi influenzare da nessuno. Beppino Englaro ci ha insegnato rispetto al valore dell'empatia, cosa significa fare una battaglia civile insieme a tanti altri, condividere, muoversi collettivamente e questo è importante sul tema dei diritti. Con questa cerimonia diamo valore all'autodeterminazione della persona».

I rappresentanti del Pdl hanno invece consegnato a Beppino Englaro una lettera, parlando di una cittadinanza «moralmente dimezzata» e frutto di una forzatura: «Continuiamo a giudicare inopportuna, oltre che insensata - si legge - la decisione assunta, sia pur a maggioranza, dal Consiglio Comunale. Una decisione, improvvida ed improvvisa, che ha diviso profondamente l'opinione pubblica fiorentina, lacerando le coscienze». Marco Carrai e Dario Nardella, consiglieri del Pd che avevano votato contro il riconoscimento, sono invece rimasti in aula, pur evidenziando i loro distinguo: «Avendo mantenuto le mie idee in proposito - ha spiegato Carrai - queste non devono superare quello che è il corretto senso delle istituzioni che qualcuno vorrebbe strumentalizzare, contando le presenze o le assenze a questa cerimonia. Rimarrò senza intervenire con i miei dubbi e le mie idee in proposito. Quelle idee che qualcuno non vorrebbe minoritarie ma annientate».