27 maggio 2024
Aggiornato 12:30
Lotta alla criminalità organizzata nel casertano

Un «modello vincente» da estendere ad altre zone

Lo ha detto il ministro dell'Interno Maroni a Caserta durante il vertice tra Forze di Polizia. Migliorano i dati sulla sicurezza nel territorio, importante riutilizzare subito i beni confiscati alla camorra

Il piano messo a punto ed attuato dal Governo per contrastare la criminalità organizzata nel casertano si è rivelato efficace, anche perché non si è trattato di un intervento d'emergenza ma di una precisa strategia, che ha tra i suoi punti di forza l'impiego di militari sul territorio e l'aggressione ai patrimoni accumulati illegalmente dai boss.

È soddisfatto il ministro dell'Interno Maroni al termine della riunione tecnica di coordinamento tra le Forze di Polizia delle province di Napoli e Caserta, che si è svolta oggi presso la prefettura di Caserta per fare il punto sui risultati dell'azione di contrasto alla camorra, incontro cui hanno preso parte anche il capo della Polizia Antonio Manganelli, il comandante generale dei Carabinieri Gianfranco Siazzu, il prefetto di Caserta Ezio Monaco ed il questore della città Carmelo Casabona.

«Il modello di pressione e di controllo che abbiamo applicato abbiamo dimostrato che può funzionare e che funziona», ha dichiarato Maroni a margine dell'incontro, aggiungendo che il «modello vincente» sarà applicato anche in altre zone dove è molto radicata la criminalità.

Intanto, l'impiego di militari sul territorio nazionale in operazioni di vigilanza, perlustrazione e pattuglia in affiancamento alle Forze di Polizia ha prodotto, secondo Maroni, risultati 'confortanti' sul fronte della sicurezza anche nel casertano, come indicano alcuni dati forniti dal ministro: dal 22 settembre 2008 al 25 gennaio 2009, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, gli arresti sono saliti da 280 a 731, le denunce da 456 a 1194, quasi quintuplicati i veicoli controllati, da 7100 a 32000. Anche il numero delle persone controllate è aumentato - da 1000 a 66000, mentre sono diminuiti i furti, da 973 a 492, e le rapine, da 85 a 59.

Il ministro dell'Interno ha lanciato comunque un monito: «Possiamo dire, come ha sottolineato il questore di Caserta Carmelo Casabona, che l'emergenza è passata, ma guai a rallentare, e non rallenteremo».
 
Un impegno a non abbassare la guardia che passa anche, ha ribadito Maroni, attraverso la confisca dei patrimoni alla criminalità organizzata con il reimpiego delle attività produttive, che devono rimanere sul mercato una volta sottratte ai boss: «Bisogna colpire sempre di più la camorra nei patrimoni - ha sottolineato il ministro - che poi vanno subito utilizzati». Le attività  soffrono, infatti, ha spiegato Maroni, di una «mancata gestione che le  porta, dunque, a chiudere, con il brutto risultato che c'è poi gente che perde il lavoro e che può  pensare che quando l'azienda era nelle mani della camorra si stava meglio che dopo l'intervento dello Stato, e questo non può succedere».