Loiero replica alle notizie apparse su alcuni quotidiani
«Non ho nulla da temere e non permetto ad alcuno di parlare di somme indebite e di mazzette legandole al mio nome e mi fa rabbia dovermi difendere per situazioni che sono lontane chilometri e chilometri dal mio modo di essere»
«Non ho nulla da temere e non permetto ad alcuno di parlare di somme indebite e di mazzette legandole al mio nome e mi fa rabbia dovermi difendere per situazioni che sono lontane chilometri e chilometri dal mio modo di essere, che non appartengono alla mia cultura, al mio passato e al mio presente. E dico tutto questo sapendo di non poter essere mai smentito». Lo ha affermato – tramite una nota del portavoce – il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero che si è detto «indignato e costretto a intervenire nuovamente per tutelare la mia onorabilità e la mia onestà».
«Non solo non ho fatto ma non ho mai pensato di fare le cose ipotizzate sul mio conto. E non essendo oltretutto a tutt’oggi indagato per le vicende di cui si legge sulla stampa, ne deduco che quanto sta avvenendo sia la prosecuzione di una campagna delegittimante tentata nei mesi scorsi da forze oscure – ha aggiunto Loiero – e stoppata all’epoca dall’intervento chiaro del procuratore di Paola che ha smentito categoricamente la mia iscrizione nel registro degli indagati».
«Voglio ricordare – ha aggiunto Loiero – che già due anni fa fui inserito in un contesto criminale drammatico e che per quindici mesi, ogni settimana ho dovuto subire vere e proprie torture psicologiche per le fughe di notizie scagliate come frecce avvelenate contro di me. Era una indagine del pm De Magistris su appalti nella Sanità, con accuse insostenibili. Finì che De Magistris pur essendo in servizio ancora a Catanzaro non si presentò in aula a sostenere la sua accusa, che il pm d’udienza chiese il mio proscioglimento, che il Gup scrisse in sentenza che il reato a me contestato, testuale, non esisteva neppure in astratto e che la decisione non è stata appellata. Chi mi ripagherà di quei mesi difficili?».
«Ora ci risiamo. Ho preso atto di quanto pubblicato da alcuni giornali – ha commentato Loiero – e posso assicurare che si tratta di deduzioni fantasiose. In questa incandescente situazione che si è determinata attorno ad alcune inchieste della magistratura calabrese che ha costretto il capo dello Stato e il Csm a intervenire, c’è ancora chi intende creare del torbido, divulgando atti coperti dal segreto istruttorio che in verità nulla dicono nella sostanza ma servono ad alimentare una campagna mediatica contro di me e il governo regionale».
«Si tratta di un caso inesistente, artatamente montato – ha continuato Loiero – e di cui facilmente si può dimostrare l’infondatezza. I contatti con Renato D’Andria erano più che leciti e non basta l’avverbio ‘verosimilmente’, usato in un rapporto di polizia giudiziaria (che dovrebbe essere mantenuto segreto), nel quale si trascrive una normale conversazione telefonica, per far sostenere l’insostenibile, né i malevoli ricordi di un magistrato trasferito per il modo in cui conduceva le sue inchieste, per avvalorare una ipotesi di reato che non sta né in cielo né in terra».
«Tutelerò il mio nome in tutte le sedi – ha concluso Loiero – e tutti gli attori negativi di questa storia saranno chiamati a risponderne giudiziariamente».