1 giugno 2020
Aggiornato 11:30
Costo della Politica

Nota dell'Ufficio stampa del Senato

Sulle affermazioni ascoltate ad «AnnoZero«

ROMA - Indicare come «spese del Senato» le cifre iscritte nei bilanci preventivi è operazione scorretta dal punto di vista contabile e quantomeno discutibile dal punto di vista informativo.
Nel corso della trasmissione AnnoZero, andata in onda ieri sera su RaiDue, nello spazio dedicato a Marco Travaglio, privo di contraddittorio alcuno, è stata fornita una immagine del Senato della Repubblica volutamente inesatta e denigratoria partendo da un assunto scorretto, assumendo cioè le cifre del bilancio preventivo 2008 come spese già effettuate. Come è noto e come è anche facilmente intuibile, i numeri indicati nelle previsioni sono frutto di stime prudenziali che vengono fatte sulla base dei dati dell'anno precedente, senza tenere conto di eventuali risparmi e cambiamenti del quadro politico.

Così, per citare il caso dei Gruppi parlamentari, e come è già stato scritto e ribadito più volte, le previsioni del 2007 dovevano tenere conto di una realtà di 11 Gruppi parlamentari e non 6 come nell'attuale Legislatura. Già a luglio di quest'anno, con un comunicato stampa, avevamo avuto modo di segnalare che «la riduzione delle spese riguarderà anche gli stanziamenti per i contributi ai Gruppi parlamentari. Il monitoraggio condotto sui flussi effettivi di spesa a metà anno dimostra che alla fine del 2008 si registrerà un risparmio di almeno 2,5 milioni di euro e, se l'attuale numero e l'attuale configurazione dei Gruppi parlamentari dovessero stabilizzarsi, i risparmi si estenderanno anche agli anni successivi».

In merito ai dati delle spese «reali», cioè di consuntivo, sarebbe corretto ricordare che tra il 2006 e il 2007 la spesa generale del Senato è aumentata solo dello 0,07 per cento; quindi, in termini reali, cioè tenendo conto dell'inflazione, è diminuita. Così come non farebbe male ricordare che, nel caso dei fondi versati ai Partiti in proporzione ai risultati elettorali, quella registrata nei bilanci delle Camere è una mera «partita di giro», trattandosi di stanziamenti decisi da leggi dello Stato, in particolare la legge 157 del 1999 e successive modificazioni.

In conclusione, vale la pena tornare sulla vicenda dell'acquisto di agende e agendine, per chiarire - si spera una volta per tutte - che è assolutamente tendenzioso e fuorviante affermare, come ha fatto Marco Travaglio nel corso della trasmissione AnnoZero, che «da solo il Presidente Schifani spenderà 260 mila euro per realizzare la preziosa agendina di Palazzo Madama...». La spesa del 2008 è infatti il risultato di una gara europea di durata quadriennale decisa ed effettuata nella scorsa Legislatura e quindi non ascrivibile all'attuale Presidenza. Inoltre, a partire proprio dal 2007, e come già sottolineato con un comunicato stampa del luglio 2007, grazie a questa gara si è ottenuto un risparmio del 65 per cento sull'onere del 2005, facendo scendere il costo unitario delle agendine dai 20,28 euro del 2005 ai 7,60 dell'anno in corso. Infine, quasi il 50 per cento del costo totale di agende e agendine verrà comunque compensato dalla vendita delle stesse: quindi non è corretto sostenere che dal Senato escono 260 mila euro perché la metà dello stanziamento sarà coperto - come in passato - dai ricavi delle vendite.

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