20 gennaio 2022
Aggiornato 14:00
Il sottosegretario all'Interno Mantovano risponde ad una interpellanza alla Camera

Assistenza e protezione per i testimoni di giustizia

Mantovano: «sui testimoni giochiamo una partita difficile: quella della credibilità delle istituzioni nella lotta alla criminalità»

«Non vi sono fronti contrapposti, ma un unico e comune terreno di lotta contro la criminalità che vede la valorizzazione nei fatti della figura del testimone di giustizia». Così il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano ha risposto alla Camera dei Deputati ad un'interpellanza dell'Onorevole Di Pietro sulle iniziative, anche di carattere normativo, per tutelare tutti i «testimoni di giustizia» e le misure per incentivare le testimonianze delle persone offese dai reati commessi dalla criminalità organizzata.

«A distanza di sette anni dall'approvazione della legge n.45 del 13 febbraio 2001 - ha aggiunto il Sottosegretario -, vi sono state 116 nuove ammissioni, con una media di più di sedici all'anno e cioè più del triplo rispetto agli anni precedenti, a dimostrazione del successo delle nuove disposizioni». Un dato rilevante che il sottosegretario Mantovano ha voluto paragonare con quello del periodo compreso tra il secondo semestre 1996 e il primo semestre 2001, quindi prima dell'entrata in vigore della suddetta legge, dove i nuovi testimoni ammessi al programma furono complessivamente ventisette, in media poco più di cinque all'anno.

«Sui testimoni - ha continuato il Sottosegretario all'Interno - giochiamo una partita difficile: quella della credibilità delle istituzioni nella lotta alla criminalità. La garanzia di un adeguato futuro ai testimoni e alle loro famiglie è in grado di incoraggiare altri a non avere remore nel riferire quanto è a propria conoscenza alle forze dell'ordine e all'autorità giudiziaria».

L'interpellanza dell'onorevole Antonio Di Pietro voleva, nello specifico, chiarire il trattamento riservato a Giuseppe Masciari, testimone di giustizia ed ex imprenditore di Vibo Valenzia rovinato dai «pizzi» della malavita e dagli usurai. Il sottosegretario all'Interno Mantovano nel rispondere all'interrogazione ha ripercorso minuziosamente la vicenda del rapporto tra l'ex imprenditore e la commissione per legge preposta ad erogare assistenza economica e protezione.

«Resta fermo - ha precisato Mantovano - che l'intera attività della commissione sui programmi di protezione può essere in qualsiasi momento esaminata da parte del Parlamento, come è già avvenuto in più occasioni ad opera della Commissione parlamentare antimafia, la cui procedura è la più idonea ad assicurare questo tipo di interlocuzione perché garantisce audizioni non pubbliche, e quindi anche la possibilità di estendere dati riservati, mentre le informazioni sull'intero sistema sono fornite semestralmente al Parlamento dalla relazione che per legge il servizio centrale di protezione trasmette alle due Camere».