20 settembre 2019
Aggiornato 09:30

La Destra trionfa in Austria

Ceccanti: «Il proporzionale puro rafforza posizioni demagogiche e populiste»

«Vienna non può diventare Istanbul». E’ con questo slogan che il partito di estrema destra austriaco Fpoe, ha fatto man bassa di voti, diventando così il terzo partito del Paese. L’asse politico europeo si sposta dunque sensibilmente a destra dopo queste elezioni legislative. La netta affermazione del blocco populista composto da «Alleanza per il futuro» (Bzoe), il nuovo partito del controverso governatore della Carinzia, Jorg Heider, e dal Partito della libertà austriaco (Fpoe), capeggiato da Heinz Christian Strache, 39 anni, delfino di Heider, non porterà verosimilmente il blocco nazionalista al governo del Paese, ma delinea tuttavia inquietanti scenari politici per l’Europea.

Forte del risultato, la destra xenofoba austriaca si pone oggi come primo gruppo politico del paese con il 30% dei voti e si legittima nel paese come blocco di opposizione, se riuscisse la riedizione del governo di coalizione tra socialdemocratici (Spoe) e popolari (Ovp). Una soluzione, di fatto, già bocciata dall’elettorato austriaco, dopo i 18 mesi di stallo politico dovuto proprio alle difficoltà di mediazione tra i due storici partiti, che hanno ottenuto il loro peggior risultato dal dopoguerra ad oggi.

Le elezioni legislative austriache evidenziano dunque due tendenze preoccupanti. La prima riguarda ovviamente il crescente sostegno popolare ottenuto in Europa dalle formazioni politiche di destra estrema, xenofoba, antieuropeista e anti-islamica, una realtà ormai consolidata nel continente, come hanno dimostrato le recenti polemiche suscitate dalla manifestazione di Colonia. Una tendenza evidente in molti paesi europei importanti, come Germania, Francia e Polonia, e presente anche in paesi come l’Italia, dove continua la violenza a sfondo razziale senza una condanna chiara e netta da tutto il mondo politico. Segno questo che l’intreccio tra populismo, nazionalismo e antieuropeismo sfonda nell’elettorato, seppur con sfumature diverse da paese a paese. Un rischio che riguarda da vicino anche il nostro Paese.

La seconda tendenza invece investe direttamente il difficile equilibrio tra la necessità di garantire un’ampia rappresentanza politica alle forze sociali e il delicato nodo della governabilità. Il caso austriaco è indicativo di come, a fronte delle sfide che uno Stato moderno è chiamato ad affrontare, uno stallo istituzionale finisce con il rafforzare le formazioni estremiste, che si propongono per un maggiore pragmatismo e decisionismo, ma caratterizzate anche da un forte atteggiamento populista sui temi importanti per l’Europa. Anche questo un rischio evidente nel Bel Paese.

E’ Stefano Ceccanti, senatore del PD, a rilevare questa contraddizione. «Le elezioni in Austria, dove si vota con un sistema simile a quello tedesco (proporzionale pura con sbarramento al 4 per cento) dimostrano ancora una volta che i sistemi proporzionali puri, fotografici, anche se corretti da uno sbarramento, rendono spesso difficile l'emergere di un chiaro vincitore», ha dichiara il costituzionalista che così continua: «Risultati tanto incerti pertanto spingono a innaturali gradi di coalizioni e favoriscano inevitabilmente il rafforzamento degli estremisti che sono fuori dal Governo con posizioni demagogiche e populiste». «Così - conclude Ceccanti - in una spirale perversa si è spinti a riformare di nuovo una Grande coalizione con consensi sempre più ridotti. L'Italia può e deve stare alla larga da quelle tentazioni».

Spetta dunque alle formazioni riformiste proporsi come realtà di governo e alternativa forte agli estremismi e ai populismi di varia natura, in un contesto istituzionali che assicuri la governabilità, l’alternanza, la competizione politica e il rispetto dell’avversario.

Emilio Vettori