Pedrale (FI): «Le nuove disposizioni discriminano i cacciatori»
«La nuova normativa prevede l’obbligo di passare all’utilizzo di pallini d’acciaio, con il rischio di rendere la carne cacciata non idonea al consumo»
Il mondo della caccia non trova pace. Ogni qualvolta la politica mette mano alle normativa sull’arte venatoria, infatti, è per cercare di limitarne il raggio d’azione o per creare nuovi e intollerabili paletti, rendendone quindi sempre meno appetibile l’esercizio. L’ultima denuncia al riguardo arriva dal vice capogruppo di Forza Italia in Regione, Luca Pedrale.
«La delibera della Giunta Bresso – afferma l’esponente azzurro – riguardante le nuove disposizioni sull’attività venatoria nelle zone a protezione speciale è l’ennesimo tentativo di ostacolare la caccia, discriminando chi ha legittimamente acquistato una licenza».
Numerosi i punti del dispositivo normativo criticati dal consigliere regionale Pedrale: «La nuova normativa prevede l’obbligo di passare all’utilizzo di pallini d’acciaio. Peccato che sia stato scientificamente provato come questo tipo di munizioni, penetrando nella carne del selvatico a contatto con la polvere da sparo e a temperature elevate, causa l’esplosione della munizione dando inizio ad una reazione chimica chiamata ruggine. Questo processo rischia di rendere la carne cacciata non idonea al consumo. Se a questa criticità si aggiunge che il pallino rimbalza molto più facilmente rispetto ai «piombini», si arriva al paradosso che potrebbero aumentare il numero di cacciatori e cani feriti nel corso delle battute di caccia. Tutto questo a causa della semplice applicazione delle nuove norme volute dalla Regione».
Continua Pedrale. «Inoltre queste nuove munizioni richiedono ai cacciatori di acquistare nuove armi, molto più costose rispetto a quelle tradizionalmente utilizzate fino ad oggi. Non si capisce la fretta della Regione Piemonte ad aderire ad una normativa comunitaria che entrerà in vigore solo nel 2010. Questo eccesso di zelo da parte della Giunta rischia di penalizzare i cacciatori, portandoli a dover accelerare l’acquisto di nuove armi. Peraltro visto che i pallini d’acciaio possono essere utilizzati anche nelle armi tradizionali, ma con il concreto rischio di danni alla canna che possono mettere a repentaglio l’incolumità del cacciatore, la Regione si è assicurata di informare adeguatamente i possessori di licenze venatorie di questo agente di rischio? Oppure l’associazione cacciatori potrebbe in futuro farsi parte civile perché le assicurazioni si rifiuteranno di pagare i risarcimenti dovuti ad un utilizzo improprio delle suddette armi?».
In ultima analisi Pedrale sottolinea: «Quest’anno d’altra parte, la Giunta Bresso non solo ha portato le giornate di apertura alla caccia da 5 a 3, a gennaio addirittura si è scesi a 2, ma ha anche allargato il numero di specie sulle quali grava un divieto di caccia. Quest’ultima norma in contrapposizione con tutte le altre Regioni d’Italia. Il costo della licenza però rimane uguale. Tali politiche rischiano, quindi, di mettere realmente in ginocchio tutte quelle attività commerciali che gravitano attorno all’attività venatoria, ponendo anche a rischio centinaia di posti di lavoro».