28 gennaio 2020
Aggiornato 10:00
Forse in Zimbawe la situazione potrebbe cambiare

Siglato accordo di unità nazionale tra Mugabe e Tsvangirai

Al via una coabitazione fra maggioranza e opposizione

I due eterni rivali alla fine hanno trovato un accordo, e forse in Zimbawe la situazione potrebbe cambiare. Robert Mugabe, presidente dittatore dello stato africano e Morgan Tsavangirai, esponente del partito d’opposizione MDF, hanno siglato un accordo di unità nazionale, che darebbe il via ad una coabitazione tra maggioranza e opposizione. L’accordo dovrebbe mettere fine alle violenza che sono scatenate l’indomani della sconfitta dello Zanu PF, il partito di Mugabe, alle elezioni presidenziali del marzo scorso, elezioni che videro la pesante sconfitta di Mugabe al poter dal 1980. Lo stesso dittatore accusò l’opposizione di brogli elettorali, e dopo aver scatenato una rappresaglia contro la popolazione in segno intimidatorio, si accanì contro alcuni esponenti dell’MDF mettendoli in prigione o addirittura facendoli scomparire dalla circolazioni. Violenze riesplose in seguito al ballottaggio del giugno scorso, di fatto mai avvenuto per il ritiro dalla corsa dello stesso Tsvangirai per timore di un inasprimento del clima di terrore, e la conseguente autoproclamazione di Mugabe alla guida dello Zimbawe.

L’accordo appena siglato prevede, a lungo mediato dal presidente sudafricano Thano Mbeki, Mugabe ancora come presidente e capo del governo mentre Tsvangirai sarà primo ministro e presiederà un consiglio di gabinetto ristretto. Al primo poi spetterà la guida delle forze armate, mentre al secondo dovranno rispondere le forze di polizia. L’evento, suggellato da una stretta di mano tra i due rivali, è stato oscurato da una serie di scontri avvenuti all’esterno del Palazzo dei congressi tra i sostenitori delle due fazioni, scontri che hanno richiesto l’intervento della polizia. L’accordo dunque segna formalemente la fine della crisi, ma non l’immediata pacificazione del paese. Tsvangirai durante la cerimonia ha invitato la Zanu-PF, il partito al potere, e l'MDC a «unirsi per lo Zimbabwe», dichiarando anche che ormai che «le divisioni appartengono al passato».

Dal canto suo Mugabe, dopo aver dichiarato di volersi impegnare per la riuscita del governo e ribadito il suo netto rifiuto per qualsiasi ingerenza straniera, si è rivolto al nuovo primo ministro Tsavagirai ricordandogli che ormai sono «alleati», di conseguenza di condividere lo stesso destino e che era arrivato «il momento di riconoscere che siamo uniti». Di fronte a Mbeki, nei confronti del quale, Mugabe ha detto di essere molto riconoscente, ha giurato che si metterà presto al lavoro insieme al leader dell’opposizione per stabilire la lista dei ministri e definire concretamente il funzionamento del gabinetto.

L’Unione Europea fa sapere di «salutare con favore la conclusione di un accordo politico tra le parti in Zimbabwe», anche se non vengono sospese le sanzioni in attesa di vedere come questo accordo sarà applicato in concreto. La Ue continuerà a fornire aiuti umanitari allo Zimbabwe ma «chiede che siano immediatamente rimosse tutte le restrizioni imposte alla consegna di aiuti umanitari e allo svolgersi di attività umanitarie da parte di organizzazioni non governative». Nella nota l’UE fa sapere che esaminerà lo sviluppo della situazione nel suo prossimo incontro di ottobre», dove forse potrebbe essere decisa una riduzione o sospensione delle sanzioni.

AdO