15 ottobre 2019
Aggiornato 23:30
«Ghana contamination – Pericolo chimico nei siti di riciclo e smaltimento dei rifiuti elettronici»

Greenpeace: «il Ghana avvelenato dai rifiuti europei, americani e giapponesi»

L’analisi condotta da Greenpeace su suolo e sedimenti prelevati da due aree di smantellamento di rifiuti elettronici in Ghana rivela una forte contaminazione ambientale a causa delle tecniche primitive e pericolose di riciclo e smaltimento di questi rifiuti

Greenpeace diffonde oggi in tutto il mondo il rapporto «Ghana contamination – Pericolo chimico nei siti di riciclo e smaltimento dei rifiuti elettronici». L’analisi condotta da Greenpeace su suolo e sedimenti prelevati da due aree di smantellamento di rifiuti elettronici in Ghana rivela una forte contaminazione ambientale a causa delle tecniche primitive e pericolose di riciclo e smaltimento di questi rifiuti.

Il team scientifico di Greenpeace ha visitato due aree di smantellamento e lavorazione illegale, una al mercato di Abogbloshie, nella capitale Accra, il principale centro di riciclaggio di rifiuti elettronici in Ghana, e l’altra nella città di Korforidua. I campioni, prelevati sia da aree dove i rifiuti vengono bruciati all’aperto che da una laguna superficiale ad Abogbloshie, contengono metalli tossici come il piombo anche in quantità cento volte superiore ai livelli trovati in campioni di suolo e sedimenti non contaminati. Nella maggior parte dei test sono stati trovati gli ftalati, sostanze conosciute per interferire con il sistema riproduttivo. Presenti in un solo campione in concentrazioni molto elevate le diossine clorurate, noti composti cancerogeni.

La natura e l’estensione della contaminazione chimica dei siti africani e’ simile a quella trovata in un’altra indagine di Greenpeace condotta in aree di smantellamento di rifiuti elettronici in Cina e India. «Molti dei composti trovati sono altamente tossici, alcuni possono interferire con lo sviluppo del sistema riproduttivo dei bambini, altri con quello del cervello e alterare il sistema nervoso» dichiara il Dr. Kevin Brigden di Greenpeace International: «In Ghana, Cina e India, i lavoratori, molto spesso bambini, potrebbero essere esposti a livelli consistenti di questi composti pericolosi.»

Container pieni di vecchi computer spesso rotti, monitor e TV di varie marche come Philips, Sony, Microsoft, Nokia, Dell, Canon e Siemens arrivano in Ghana da Germania, Corea, Svizzera, Olanda e Italia sotto la falsa veste di «beni di seconda mano». La maggior parte del contenuto di questi container finisce nei cantieri africani dove i rifiuti vengono trattati e bruciati a mani nude dai giovani lavoratori. Un metodo che non solo inquina l’ambiente ma che espone gli operai a fumi e ceneri potenzialmente tossiche. Questo «riciclo», fatto in modo molto grossolano, ha lo scopo di estrarre parti metalliche, principalmente alluminio e rame, che poi vengono rivendute per circa 2 dollari ogni 5 chili.

«Fino a quando le aziende non elimineranno le sostanze pericolose dai loro prodotti elettronici e non si assumeranno la responsabilita’di gestire l’intero ciclo di vita di un articolo di consumo, questo scarico di rifiuti inquinanti non vedra’ fine,» dichiara VittoriaPolidori responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace. «Le aziende dell’elettronica non dovrebbero permettere che i loro prodotti vadano a inquinare i paesi piu’ poveri del mondo.»