21 ottobre 2021
Aggiornato 23:30
I FATTI DEL BUONGOVERNO

L'emergenza clandestini

«Non ci sono dubbi che abbia un valore simbolico, diciamo pure politico, sul fronte della dissuasione»

Hanno scoperto l’acqua calda. Il governo si rimbocca le maniche e cerca di mettere mano a un problema irrisolto estendendo a tutta Italia, com’è ovvio, l’emergenza clandestini. E loro reagiscono come sempre, con lo «sdegno» delle coscienze turbate, nel solito ipocrita attacco da buonisti italiani in servizio permanente effettivo. E, come detto, scoprendo l’acqua calda di una ordinanza che non va bene quando la fanno gli altri, ma da loro stessi rilanciata all’inizio dell’anno con il morituro governo Prodi.

Partiamo dalla decisione del governo. Non ci sono dubbi che abbia un valore simbolico, diciamo pure politico, sul fronte della dissuasione. Un messaggio chiaro, l’ennesimo: cari signori, qui è cambiata l’aria, chi entra di nascosto, chi non è in regola, avrà vita dura. Ma anche un messaggio concreto, ovviamente, un annuncio del fare, ma che già in sé può produrre effetti immediati. Lo si è visto con gli «annunci» del ministro Brunetta che hanno già miracolosamente ridotto le malattie tra gli impiegati statali, prima così cagionevoli di salute.

Detto questo, lo strumento usato, com’è noto, circola da anni nelle stanze dei governi italiani. Un’ordinanza nata infatti nel 2002 con il presidente Berlusconi, ed ereditata senza colpo ferire da Prodi, visto che si tratta di attivare più attenti meccanismi di controllo e più generosi strumenti di accoglienza, e non di sparare a palle incatenate sui barconi della speranza. Il centrosinistra, al massimo, si è concesso un piccolo sconto ipocrita a inizio anno, riducendo l’emergenza alle tre regioni di frontiera del Sud, le più esposte agli sbarchi.

Peccato che sia scientificamente dimostrato che nonostante siano migliaia i disgraziati che si avventurano in mare dalle coste libiche, sono molti di più, la stragrande maggioranza, i clandestini che arrivano da altre frontiere, in modo ben diverso e meno traumatico: in aereo, in treno o in bus con regolari visti turistici. Poi, il visto scade, e loro restano. Al buio. È evidente quindi che il fronte non è tanto e solo quello meridionale, e che la clandestinità è per definizione un problema nazionale.

Certo, si potrà discutere all’infinito se di emergenza si tratti. Se è vero com’è vero che l’Unione europea ci attribuisce circa 600 mila clandestini, più di Francia e Spagna, ad esempio, la popolazione senza nome di una grande città, è evidente però che qualcosa bisogna fare. Ed è altrettanto certo che tutti dicono che qualcosa va fatto, ma c’è sempre qualcuno, la sinistra, a cui poi non va bene quello che si fa. Così dai soliti noti tornano fuori le solite accuse di fascismo, di razzismo, le inquietudini democratiche e via discorrendo. Nel frattempo il problema cresce e la clandestinità continua quasi sempre a fare rima con criminalità. Forse si può discutere se si tratta di una emergenza piena. Ma di certo le assomiglia molto. E il governo, ancora una volta, ha deciso di affrontarla sul serio.