20 settembre 2019
Aggiornato 11:30
Startup dall'estero

Perchè tutti gli incubatori dovrebbero usare Italia Startup Visa e attrarre talenti esteri

H-Farm è il principale incubatore italiano a servirsi di Italia Startup Visa, la procedura sviluppata dal Ministero dello Sviluppo Economico per l’ottenimento del visto d’ingresso da parte degli imprenditori stranieri che intendono creare una startup innovativa nel nostro Paese

ROMA - Alla domanda del perché un cittadino straniero dovrebbe scegliere l’Italia per avviare qui il suo business, la risposta di Timothy O’Connel, responsabile dei programmi di accelerazione di H-Farm, è a tratti molto semplice: «Perché l’Italia può essere un punto strategico per accedere con facilità al mercato europeo, perché il Bealpaese brulica di talenti con i quali stabilire delle sinergie e perché, di fatto, la procedura messa a punto dal MISE, l’Italia Startup Visa, è, nonostante tutto, davvero molto snella».

H-Farm è il principale incubatore italiano a servirsi di Italia Startup Visa, la procedura sviluppata dal Ministero dello Sviluppo Economico per l’ottenimento del visto d’ingresso da parte degli imprenditori stranieri che intendono creare una startup innovativa nel nostro Paese. Una procedura che ha fatto registrare nel primo trimestre del 2017 ben 61 candidature. Un numero senza precedenti che supera di gran lunga le 35 candidature del secondo trimestre del 2016. Da quando è stato lanciato il programma, nel giugno 2014, sono arrivate 222 richieste, di cui 134 hanno avuto un esito positivo. Con le candidature che arrivano soprattutto da russi e cinesi. Seguiti da americani, pachistani e ucraini. Una procedura che purtroppo stenta a essere utilizzata dagli incubatori italiani, nonostante - come detto - si tratti di un modello particolarmente snello. «Per gestire le pratiche per l’ottenimento del visto d’ingresso ci vuole tempo - mi spiega Timothy -. Nel nostro team di accelerazione stiamo cercando di formare dei professionisti qualificati che si dedichino solo a questa funzione, investendo tempo e risorse. E questo perché crediamo che l’Italia abbia fortemente bisogno anche di talenti provenienti dall’estero. Per creare network eterogenei, diversificati e sinergici». Un po’ come hanno fatto città come Berlino o Dublino, diventando poli attrattivi e di appoggio per i talenti digitali che da lì, possono accedere al mercato europeo.

H-Farm
H-Farm (H-Farm)

Di fatto, l’unica strada percorribile oggi per rivoluzionare i modelli economici, è quella globale. Le startup italiane migliori e più promettenti nascono «global» nelle loro ambizioni come da ogni altra parte del mondo. Le nuove imprese con una visione locale o domestica sono culturalmente delle micro imprese e non delle vere startup. Del resto dobbiamo ricordarci che che siamo (e speriamo che continui ad essere così) membri dell’Unione Europea e, pur con difficoltà, operiamo in un mercato di libera circolazione di merci, capitali e persone. Ed è proprio la visione globale che caratterizza i programmi di accelerazione di H-Farm dove la selezione, come mi spiega Timothy, avviene ad ampio raggio coinvolgendo Paesi di tutto il mondo. «Nei recenti programmi di accelerazione dedicati a FoodTech e IoT - continua Timothy - sugli 11 team selezionati tre erano italiani mentre ben 8 arrivano da altre parti del mondo come Nuova Zelanda e Nord Europa. Da inizio anno sono state 22 le candidature a Italia Startup Visa che hanno avuto luogo grazie a H-Farm. E in questo la collaborazione con il MISE c’è stata davvero molto utile perché ci ha permesso di semplificare la procedura per l’ottenimento del visto d’ingresso».

Il pacchetto governativo, peraltro, prevede un visto ‘lampo’ che si basa su alcuni requisiti come la disponibilità di risorse finanziarie (per almeno 50mila euro) e altre info sul progetto. Se i requisiti sono soddisfatti, entro 30 giorni dalla domanda, un Comitato tecnico al MISE concede il nulla osta e l’ambasciata può rilasciare a questo punto il visto startup della durata di un anno, rinnovabile. E’, inoltre, possibile presentare la domanda di visto per ‘aggregazione’ verso startup innovative già costituite, in prevalenza da cittadini italiani. Si tratta di investitori esteri che decidono di investire i loro capitali in startup italiane, un opportunità molto grande per il nostro Paese che non brilla per round consistenti, accolta anche da H-Farm

La compresenza sul territorio di talenti e investitori stranieri e italiani permette, infatti, di creare un ecosistema diversificato ed eterogeneo, dove la cultura si mescola alla voglia di fare impresa, dove la contaminazione avviene su più livelli, sempre in un ottica globale, ma dando al territorio quello slancio in più per essere competitivo. Ed è in questo contesto che anche gli incubatori giocano un ruolo importante: attraverso i programmi di accelerazione possono far crescere le startup straniere, aiutandole nello sviluppo dei modelli di business e nelle strategie, creare contaminazione e valore economico. «Gestire la procedura per l’ottenimento del visto d’ingresso, per quanto snella, richiede tempo e risorse e non sempre gli incubatori dispongono della struttura adeguata per farlo - conclude Timothy - . Il MISE sta, tuttavia, facendo un ottimo lavoro e credo che presto altre realtà si serviranno di strumenti come Italia Startup Visa per attrarre talenti stranieri in Italia. Ripeto, ne abbiamo bisogno. Di cominciare a pensare in modo sempre più globale».