5 aprile 2020
Aggiornato 16:00
lavoro

Smart Working, l'Italia è all'ultimo posto

In Europa solo il 17% dei lavoratori può scegliere di svolgere le proprie mansioni da remoto contro il 37% degli Stati Uniti. L'Italia, anche in Europa, è fanalino di coda

ROMA - Malgrado la digitalizzazione ci porti spesso a viaggiare per lavoro, spostandoci di città in città, rendendo le nostre mansioni sempre più agili, in Italia, lo smart working continua a non piacere. Lo dice a chiare lettere l’indagine sul lavoro a distanza condotta da Eurofund e dall’Organizzazione Mondiale del lavoro, report che confronta i paesi europei con l’America e il Giappone dove gli smart workers sono ormai una flotta consolidata da tempo.

Tra pro e contro
In Europa solo il 17% dei lavoratori può scegliere di svolgere le proprie mansioni da remoto contro il 37% degli Stati Uniti, ad esempio. Certo, gli svantaggi ci sono anche qui. Il lavoro agile, infatti, se da una parte dovrebbe permettere al lavoratore di gestire meglio il connubio tra professione e vita privata, dall’altra rischia di togliere decisamente spazio a quest’ultima a causa degli orari di lavoro prolungati e all’alto livello di stress. Insomma, soprattutto quando si ha un’impresa, è facile sapere quando si inizia, ma non quando si finisce.

In Italia lo smart working non piace
Come dicevamo il 17% dei lavoratori in Europa può decidere di svolgere la sua professione da remoto, in qualsiasi luogo in cui si trovi: per il il 10% si tratta di un’attività occasionale che si alterna alla presenza in ufficio, il 3% lavora solo da casa e il restante 4% pratica smart working su base regolare. I Paesi scandinavi restano in vetta alla classifica, già ricosciuti da altri report come ecosistemi floridi per far fiorire imprese e startup innovative. Al primo posto c’è la Danimarca, poi Svezia, Paesi Bassi, Regno Unito, Lussemburgo e Francia. L’Italia è l’ultima, anche se le aziende sono ben consapevoli di quanto lo smart working stia intaccando la quotidianità lavorativa a livello globale. Tanto che alcune corporate hanno deciso di investirci, come eFM azienda romana che ha deciso di fare Open Innovation e sviluppare all’interno della propria governance una startup che si occupa proprio di individuare nella zona di riferimento degli utenti il coworking più adatto alle proprie esigenze.

Una legge ferma
E poi anche i sindacati italiani sono d’accordo. Per Cgil, Cisl e Uil la flessibilità del lavoro migliorerebbe di gran lunga la qualità della vita, dando ai lavoratori la possibilità di potersi organizzare liberamente. Per l'Italia, un Paese che sta invecchiando rapidamente, si cita anche la necessità per molti lavoratori di prendersi cura dei genitori anziani. Quanto a leggi, di certo non siamo famosi per la velocità. Quella sullo smart working, chiaramente, è in pendenza, dimenticata tra le altre scartoffie dopo le dimissioni di Renzi. Tra pro e contro resta il fatto che lo smart working si inserisce come un perfetto pezzo di puzzle in quello che è il panorama innovativo, dove Internet la fa da padrone. E, chiaramente, in Italia restiamo sempre indietro. Dopotutto.

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