5 aprile 2020
Aggiornato 15:00
automazione

Lavoro e robot, la rivoluzione è nelle mani dei CEO

Sono i CEO delle aziende che dovranno potenziare e dare maggiore centralità alla propria forza lavoro affinchè non venga debellata dall'automazione resa possibile dal digitale e dalla tecnologia

Lavoro, la rivoluzione è nelle mani dei CEO
Lavoro, la rivoluzione è nelle mani dei CEO Shutterstock

ROMA - Saranno i CEO a decidere il destino dei loro dipendenti. E non parliamo semplicemente di assunzioni o licenziamenti. Del resto è stato sempre così, sin dalla notte dei tempi. Il capo decide se stai fuori o sei dentro. Oggi i leader, tuttavia, non hanno solo questo ingrato compito, ma anche quello di dare maggior centralità alla propria forza lavoro, affinché non venga rosicchiata dall’automazione. Pericolo imminente, ma da molti considerato innocuo, in quanto la tecnologia non sarà tale da distruggere posti di lavoro, ma semplicemente porterà a un rivoluzionamento delle professioni.

La forza lavoro è nelle mani dei CEO
La posta in gioco è alta per le imprese, i lavoratori e la società stessa: lo sviluppo di competenze, come capacità di leadership, pensiero critico e creatività, o ancora intelligenza emotiva possono contrastare notevolmente la riduzione dei posti di lavoro legata alla crescente automazione. A confermarlo l’indagine di Accenture Strategy, condotta su un campione di 10,527 lavoratori di dieci diversi paesi, secondo la quale se si riuscisse a raddoppiare il ritmo con cui i lavoratori sviluppano queste competenze, la quota di posti di lavoro a rischio diminuirebbe dal 10% al 4% entro il 2025 negli Stati Uniti. Secondo lo stesso meccanismo si assisterebbe a un calo dal 9% al 6% nel Regno Unito e dal 10% al 5% in Germania.

«Le capacità squisitamente umane come leadership e creatività, saranno ancora fondamentali. Le aziende vincenti saranno quelle in grado di utilizzare le migliori tecnologie per valorizzare e non ridurre la forza lavoro - afferma Ellyn Shook, Chief Leadership and Human Resources Officer Accenture -. I dipendenti sono ottimisti e comprendono la necessità di acquisire nuove skills, in quest’ottica il digitale può accelerare l’apprendimento, renderlo parte integrante del lavoro quotidiano, quasi un nuovo stile di vita».

Digitale e tecnologia aiuteranno la forza lavoro
Generalmente l’atteggiamento nei confronti dell’introduzione di nuove tecnologie in azienda è positivo. L’84% degli intervistati, infatti, si dice ottimista sull’impatto del digitale nell’ambito della propria professione. Più dei due terzi ritengono che tecnologie come la robotica, l’analisi dei dati e l’intelligenza artificiale li aiuteranno ad essere più efficienti sul posto di lavoro (74%), ad apprendere nuove competenze (73%) e a migliorare la qualità del loro lavoro (66%). «Il compito di creare la forza lavoro del futuro è nelle mani di ogni CEO - ha detto Mark Knickrehm, GCE Accenture Strategy -. I leader che sapranno trasformare i loro dipendenti in una priorità strategica e sapranno comprendere l’urgenza di questa sfida, riusciranno a posizionarsi per primi in termini di crescita e innovazione».

Accelerare il reskilling
Investire, a tutti i livelli, in hard e soft skills, competenze tecniche e umane, considerando che l’85% degli intervistati si dice disponibile a dedicare parte del proprio tempo libero, nei prossimi sei mesi, per apprendere nuove competenze. Velocizzare la riqualificazione professionale ricorrendo a wearable technologies – come per esempio gli smart glasses, che consentono al lavoratore di apprendere lavorando. O ancora software intelligenti che personalizzano la formazione offrendo suggerimenti in base alle esigenze del singolo dipendente.  

Riprogettare il lavoro secondo il potenziale umano
Creare opportunità di impiego insieme ai lavoratori, basate sull’evoluzione stessa delle professioni o sulle esigenze di flessibilità espresse dal personale. Sviluppare piattaforme in grado di offrire risorse e servizi ai dipendenti e collaboratori per creare una comunità stimolante, in grado di mantenere alta la fedeltà anche dei più talentuosi.  

Rafforzare la talent pipeline alla fonte
Affrontare la carenza di competenze specifiche studiando soluzioni di lungo termine, come per esempio partnership tra pubblico e privato in grado di dare vita a specifici programmi di formazione. Collaborare con le istituzioni scolastiche per progettare lo sviluppo delle competenze richieste sin dalle fasi iniziali del percorso formativo.

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