15 gennaio 2021
Aggiornato 21:30
imprese tech

Il paradiso cinese, dove i venture capitalist sono anche donne

Sostegno del Governo, incubatori che crescono come funghi, un'exploit di fondi di venture capital e una disciplina maniacale nel lavoro

PECHINO - Oltre 37 miliardi di dollari investiti dai fondi di venture capital nelle giovani aziende tech, più di 1500 incubatori fondati in meno di due anni e un’ammontare di raccolta di capitali di rischio pari a 330 miliardi di dollari. E’ questo il panorama cinese, l’esplosione di un mercato che da una parte vede una strategia di governo definita e dall’altra un exploit di finanziamenti dai fondi dei capitali di rischio.

Cresce il mercato cinese
Un paese, quello con capitale Pechino, che ancora sente l’influenza americana con i 140 accordi siglati con società statunitensi nel 2015 e quasi 40 messi a segno nei primi mesi di questo anno. Ma un’influenza che si sta facendo via via più labile e dove il mercato cinese sta brillando di luce propria non solo per le capacità e le competenze dei professionisti delle aziende tech, quanto piuttosto per la loro organizzazione maniacale, a tratti davvero eccessiva.

I casi di successo
Tra i casi più imponenti spiccano il sistema di pagamenti online Ant Financial (valutazione di 60 miliardi di dollari), il fenomeno del marchio hardware Xiaomi (45 miliardi di dollari di valore per un’azienda nata nel 2010) e Didi (28 miliardi di dollari), la piattaforma mobile di trasporti che ha appena raggiunto l’intesa con l’ex rivale Uber rilevando il marchio cinese della concorrente.

Il ruolo del governo
Punto cruciale e valore aggiunto è il ruolo del Governo che, con l’obiettivo di favorire l’imprenditorialità ha promosso dal 2014 a oggi la nascita di circa 1600 piattaforme hi tech per ospitare e far crescere le startup. In Italia, calcolando le proporzioni, sono 41, con una media di 1200 imprese innovative in più al mese.

Un paese che punta sulle donne
Niente maschilismo in Cina, quando si tratta di tecnologia e innovazione. E’, infatti, una donna, Chen Xiaohong, ex bibliotecaria, a gestire il  più grande fondo di venture capital mai sollevato da una donna, secondo Preqin. Ha sostenuto alcune delle start-up di maggior successo della Cina e promuove il lavoro delle donne come lei. Una situazione decisamente diversa da quella americana, dove le donne non sono considerate allo stesso modo. Considerando le prime società di venture degli Stati Uniti, le donne costituiscono circa il 10% dei partner che investono e solo la metà delle imprese ha delle donne nel proprio organico. In Cina i numeri sono diversi: il 17% dei partner che investono sono donne e l’80% delle aziende ha almeno una donna.