27 febbraio 2020
Aggiornato 22:30
addio agli abiti formali

Come vestirsi per avere successo: il «capsule clothing»

L'abito formale non va più, soprattutto in ambito startup. In Silicon Valley, uno dei maggiori investitori ha introdotto una regola: mai puntare su un CEO che non abbia abbigliamento casual

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ROMA - Passeggiando tra le scrivanie degli incubatoi e acceleratori d’Italia, se ne vedono di tutti i colori. E non parliamo soltanto di idee innovative (alcune possono stare effettivamente in piedi, sulle altre abbiamo qualche dubbio). Tra le mura di questi luoghi dove si respira aria di successo o, se non altro, di voglia di farcela, ci sono - prima di tutto - persone. Alcune non mancano di indossare camicia e giacca anche quando fuori ci sono 40 gradi, altri, invece, sono per «la t-shirt è d’obbligo comunque». Il celebre libro Dress for Success scritto da John T. Molloy nel 1975 sostiene che nell’ambiente di lavoro sia necessario vestirsi in abiti formali, non solo per una questione di decoro, ma anche perché più l’abito rispecchia la nostra professionalità, più sarà facile avere successo. Oggi, a più di 30 anni di distanza, è ancora così?

L’eleganza è ancora sinonimo di successo?
Una ricerca della Yale School of Management pubblicata nel 2014 sembrerebbe confermarlo: vestirsi in maniera «professionale» aumenterebbe la concentrazione e la sicurezza, accrescendo così la performance di lavoro. Secondo la dottoressa Karen Pine, professoressa di psicologia alla University of Hertfordshire e fashion psychologist, «quando si indossa un capo di abbigliamento solitamente si adottano le caratteristiche ad esso associate. Gran parte dei nostri vestiti ha un significato simbolico: che si tratti di abbigliamento professionale o abbigliamento da weekend, quando lo indossiamo, induciamo il cervello a comportarsi in modo coerente con quel significato». Tuttavia, come ricorda la dottoressa Jennifer Baumgartner, psicologa e autrice del libro You Are What You Wear: What Your Clothes Reveal About You (Sei ciò che indossi: cosa rivelano di te i tuoi vestiti): «tutti gli studi in materia sono basati sulle dichiarazioni degli stessi lavoratori. Non esiste nessuno studio scientifico assoluto che dimostri che l’abbigliamento abbia realmente un impatto sulla produttività e sul successo».

Il «capsule clothing»
Lo dimostrano casi di successo come Mark Zuckerberg, il Presidente americano Obama, Christopher Nolan, Diane Keaton, Albert Einstein. Queste persone non solo hanno l’abitudine di vestirsi in modo casual sul lavoro: il loro abbigliamento segue il cosiddetto «capsule clothing», ovvero vestirsi sempre con gli stessi vestiti o modelli. Una moda che si è ormai diffusa rapidamente tra i piani alti delle grandi società americane e non solo – tanto che Peter Thiel, uno dei maggiori investitori della Silicon Valley, ha introdotto una nuova regola: mai investire in un CEO che indossa un abito formale. Addio ai capi firmati e ai classici vestiti indossati dai manager, alle giacche, ai look impomatati: oggi i grandi leader d’azienda si vestono con felpa e cappuccio, con le t-shirt o al massimo le polo. Alle conferenze e ai più importanti meeting legati al business, le generazioni dei Murdoch e Buffett devono fare la fila per parlare con i nuovi sovrani di internet, capitanati da Zuckerberg e dagli altri giovani rampanti e un po' nerd dei social network.

Meglio vestirsi casual
Una spiegazione molto convincente per vestirsi casual sul lavoro l’ha fornita niente di meno che il presidente Obama in un’intervista per Vanity Fair: «Sto cercando di alleggerire le decisioni. Non voglio prendere decisioni su quello che mangio o indosso. Perché ho troppe altre decisioni da prendere». Meno scelte significa meno stress, risparmio di tempo ed energie, da dedicare a ciò che è davvero importante. Anche Albert Einstein si vestiva sempre con varie versioni dello stesso abito grigio perché non voleva sprecare energie intellettuali per un’attività banale come scegliere il proprio outfit ogni mattina. Come sottolinea Forbes, per altri, come Steve Jobs, il look è un marchio distintivo che li rende più riconoscibili agli occhi del pubblico: «la coerenza è ciò che crea un marchio... uomini d'affari e politici famosi sono noti per essere coerenti anche nel vestirsi, è la loro brand identity.»