27 settembre 2020
Aggiornato 02:30
telefonia

Agcom diffida Tim, il servizio Prime è illegittimo

Tim utilizza illegittimamente la procedura prevista dal Codice delle comunicazioni per l’esercizio dello jus variandi, al fine di attivare nei confronti di un numero rilevantissimo di clienti una nuova offerta

ROMA - Occhi puntati su Tim accusata da Agcom per il nuovo servizio Prime che dovrebbe partire dal prossimo 10 aprile. L’operatore telefonico è stato, infatti, diffidato in seguito alla rimodulazione dei profili base dei cellulari. Un cambio di tariffe che, spiega l’Authority, «se attuata avrebbe comportato un aggravio di oltre 2 euro al mese per milioni di utenti del servizio».

Tim cambia offerta base utente
L’offerta presentata da Tim ai clienti è stata definita come una rimodulazione dei profili tariffari base. In pratica, i prezzi verrebbero modificati proponendo una direttrice di traffico voce e Sms illimitati verso una numerazione Tim scelta dal cliente al costo di 0,49 euro a settimana a fronte di una serie di vantaggi attivabili su richiesta dei clienti. Ma a seguito delle segnalazioni ricevute, l’Autorità ha avviato un’istruttoria volta ad accertare la legittimità della manovra. E gli approfondimenti svolti hanno portato a ritenere l’offerta proposta non configurabile come una modifica unilaterale di contratto. La rimodulazione in esame, infatti, rappresenta una vera e propria introduzione di prestazioni (e costi) nuovi e mai richiesti dall’utente. I profili base sarebbero quindi trasformati da Tim in profili con un addebito settimanale fisso di 0,49 euro a fronte della possibilità di chiamare e inviare messaggi di testo illimitati a un numero Tim amico.

L’Autorità diffida Tim
In sostanza, il gestore utilizza illegittimamente la procedura prevista dal Codice delle comunicazioni per l’esercizio dello jus variandi, al fine di attivare nei confronti di un numero rilevantissimo di clienti una nuova offerta con la tecnica dell’opt-out, peraltro incidendo in maniera sostanziale sulla natura dell’offerta base originaria. Sulla base di questi presupposti l’Autorità ha, quindi, diffidato la società Telecom Italia S.p.A. a cessare la condotta consistente nell’utilizzo di questa procedura e ha anche inviato la documentazione all’Autorità garante della concorrenza e del mercato per i profili di competenza in materia di Codice del consumo.