6 dicembre 2019
Aggiornato 21:00
Un gruppo di astronomi dell'Università di Berkeley

Scoperti i due buchi neri più grandi mai avvistati

Uno misura come 21 miliardi di Soli e l'altro come 9,7 miliardi. L'avvistamento e la misurazione di questi abissi dell'universo ha permesso di avanzare nuove ipotesi sul loro ruolo nella formazione e nell'evoluzione delle galassie

NEW YORK - Un gruppo di astronomi dell'Università di Berkeley, in California, ha scoperto i buchi neri più grandi mai avvistati prima nell'universo. Situati a oltre 300 milioni di anni luce dalla Terra, uno, grande come 21 miliardi di Soli si trova nella galassia Ngc 4889, l'altro, dalle dimensioni equivalenti a 9,7 miliardi di Soli, si trova al centro della galassia Ngc 3842.

Oltre a segnare un nuovo record (il precedente buco nero più grande misurava 6 miliardi di soli), l'avvistamento e la misurazione di questi abissi dell'universo ha permesso di avanzare nuove ipotesi sul loro ruolo nella formazione e nell'evoluzione delle galassie. Negli anni dalle osservazione con il telescopio spaziale Hubble è emerso che di solito i buchi neri si trovano al centro delle galassie, e maggiore è la galassia, maggiore è il buco nero. Secondo gli scienziati di Berkley queste regioni dello spazio a cui nulla, neppure la luce può sfuggire, sarebbero resti di quasar, esplosioni potentissime nel cuore nelle galassie più recenti, che avrebbero caratterizzato l'inizio dell'Universo.

Una delle domande che ancora non hanno trovato risposta è perché questi buchi neri siano così grandi, miliardi di volte maggiori delle dimensioni di una stella spenta. Il professore Chung-Pei Ma, alla guida del gruppo di ricerca, ha spiegato che «i buchi neri potrebbero crescere fondendosi con altri buchi neri (per natura) oppure ingoiando il gas attorno a loro (per nutrizione). E' un po' come chiedersi ad esempio se i bambini più alti siano il risultato di genitori più alti (per natura) oppure del fatto di aver mangiato molti spinaci (nutrizione)».

I risultati della ricerca saranno pubblicati mercoledì sulla rivista Nature.