20 ottobre 2021
Aggiornato 15:00
Cybercrime

51 arresti per pedopornografia, 76 per hacking

Aumenta il tempo di connessione sui siti Internet. Pubblicati i dati della Polizia postale dei primi 9 mesi del 2010: reati in crescita

ROMA - Aumenta il tempo di connessione sui siti Internet e crescono anche i reati informatici. Nei primi nove mesi del 2010, la Polizia Postale ha denunciato 819 persone per reati in materia di e-commerce e ha portato a termine 37 arresti. Impressionante anche il numero delle persone denunciate per hacking, pari a 2913 con 76 arrestati, e quelli per reati pedopornografici, pari a 475 denunciati con 51 arrestati. Sono i dati aggiornati diffusi oggi dalla Polizia postale nel corso della firma del protocollo di intesa con il colosso Symantec.

Sono inoltre stati arrestati 3 soggetti per terrorismo condotto con mezzi informatici e denunciate 69 persone per lo stesso reato. Nello stesso periodo il commissariato online della Polizia Postale, www.commisariatodips.it, ha ricevuto 757 segnalazioni, 189 denunce e 565 richieste di informazioni per fatti relativi alla rete internet. «L'attività di contrasto - ha spiegato il direttopre della Polizia postale, Antonio Apuzzo, - è forte non solo nella repressione die crimini informatici ma soprattutto nella prevenzione».

I dati di Polizia Postale confermano quanto emerso dal recente rapporto pubblicato da Symantec, il Norton Cybercrime Human Impact Report: secondo lo studio, infatti, il 69% della popolazione italiana ha subito una qualche forma di cyber crimine contro una percentuale mondiale del 65%. Inoltre, il 51% degli intervistati ha scoperto il proprio PC infetto da virus o malware, il 10% è stato vittima di truffe online e il 4% ha subito il furto d'identità.

Non stupisce, quindi, che quasi nove adulti su dieci (86%) dichiarino di essere preoccupati del cybercrime e oltre un quarto (28%) si aspetti di rimanere vittima di frodi o sottrazioni online. Solo una piccola minoranza (3%) è convinta di essere immune al crimine informatico. Tuttavia, nonostante l'universalità della minaccia e l'incidenza del crimine informatico, solo la metà (51%) della popolazione adulta si dichiara disponibile a modificare il proprio comportamento online qualora rimanesse vittima di un crimine.